E’ ora di separare i BDSMer da quelli a cui piace l’idea del BDSM

C'è qualcosa di fondamentale che segna una linea di demarcazione tra chi fa BDSM e chi sogna di farlo. Scopriamo insieme qual è.

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BDSMer che litigano
Two mean yelling at each other, face to face.

Mi trovo sempre più spesso ad assistere a discussioni in cui si confrontano BDSMer che sostengono che il BDSM abbia una serie di regole e codici condivisi e altre che sostengono che si debba essere libero di seguire le proprie pulsioni e che queste ultime siano sufficienti a dirci cosa fare.

Non faccio mistero di essere uno che propende per la prima ipotesi e in questo articolo voglio spiegare le ragioni di questo mio pensiero. Ognuno poi sarà libero di lasciare che le mie parole maturino nella sua testa o potrà rigettarle e continuare come meglio crede.

Nel BDSM, per poter dare o ricevere un consenso valido, questo deve essere informato, ovvero la persona in oggetto deve comprendere a che cosa sta effettivamente dando il suo consenso.
Una persona agli inizi non è in grado di distinguere con esattezza cosa è giusto e cosa no, se non basandosi sul buon senso e sulla sua esperienza di vita. Ma questo spesso non è sufficiente a valutare correttamente i rischi fisici o emotivi, né dà alcuna preparazione ad affrontare quello per cui sta dicendo di sì.
Ed è una cosa che riguarda tanto gli uomini che le donne e, seppure in misura inferiore, anche le figure dominanti e non solo sottomesse. Riguarda indistintamete persone giovani o mature, perchè sempre più spesso capita di avvicinarsi al BDSM anche in età non più giovanissima.

Non c’è niente da fare: per poter fare BDSM in modo consapevole bisogna investire tempo prima di tutto nella propria formazione. Questa avviene in molti modi e, sicuramente, comprende anche l’ascoltare più voci, anche contrastanti, proprio per farsi poi una propria idea e una propria mappa mentale di cosa sia il BDSM.

Tutti sanno dare uno schiaffo sul sedere di qualcuno. Molti meno sanno comprendere (e ancor meno spiegare ad altri) perché amano farlo, che cosa ricercano, che cosa vogliono esprimere e come e quando sia giusto o sbagliato farlo. Non c’è bisogno di conoscere il BDSM per amare dare o ricevere uno schiaffo sul culo, non c’è bisogno di tirare in ballo relazioni di scambio di potere, né darsi un appellativo. Piace come sensazione e tanto basta per cercarla e viversela.

Un BDSMer però non può e non deve fermarsi all’aspetto sensoriale. E qui entra in ballo il fenomeno che è sotto gli occhi di tutti da diversi anni a questa parte: una consistente presenza nello stesso “spazio” (virtuale o reale) di persone con radici e con obiettivi diversi. Come è possibile che succeda? Quali conseguenze porta questa convivenza?

Non è raro trovare infatti persone che si avvicinano al BDSM con un’idea superficiale di cosa esso sia e derivata da modelli sbagliati o incompleti. Che siano film o romanzi o la propria predisposizione ad una singola pratica o fetish, succede troppe volte di non dedicare tempo a costruire una solida base intellettuale su cui adagiare le proprie fantasie.

Anzi… spesso si lascia proprio che siano le proprie fantasie a dettare legge. Le si alimenta, le si nutra per lungo tempo senza comprendere più il limite tra fantasia e realtà e costruendo delle aspettative irrealizzabili.
Ecco quindi i uomini dominanti che confondono abuso con dominazione; donne sottomesse che sognano relazioni di schiavitù totale che però non sono in grado di sostenere; feticisti che si credono schiavi “perché fa più figo” e Mistress che credono di non dover pensare a cose banali come il consenso dei propri slave.
Il problema è che nessuno di loro ha dedicato il tempo necessario a capire cosa comporti il proprio ruolo elettivo. Nessuno è andato oltre il “cosa” e ha cominciato a chiedersi il “perché” o il “come”.
Ricordiamoci che non stiamo parlando sempre e solo di diciottenni alle prime esperienze di relazione. Parliamo anche di persone ormai avanti negli anta che però hanno potuto vivere o hanno deciso di vivere questo aspetto della loro sessualità solo ora. Persone che hanno o hanno avuto una famiglia e magari dei figli eppure presentano la stessa ingenuità, immaturità e irresponsabilità di un diciottenne quando si parla di sessualità e di relazioni. Persone che hanno fantasticato, idealizzato il proprio ruolo e anche quello dell’altro. Che pensano di vivere una favola senza intoppi e che si arrendono o diventano aggressive quando invece, immancabilmente, gli intoppi si presentano.

Lanciarsi nelle relazioni BDSM

Viene da chiedersi? Cosa c’è di diverso da persone di qualunque età, che affrontano le normali relazioni interpersonali buttandovisi senza avere idea di come gestirle? Molto, moltissimo.
L’educazione affettiva è carente in molte persone. E spesso, persone che hanno avuto delle relazioni tossiche o non gratificanti per lungo tempo, anche se “adulte” o “mature” non sono in grado di valutare le nuove relazioni al pari dei giovani inesperti alle loro prime storie.
I rischi fisici ed emotivi che si corrono facendo BDSM, poi, sono intrinsecamente più alti di quelli di una relazione vanilla.

Dover scoprire da zero le cose che già tanti altri hanno affrontato prima di noi è un lavoro possibile, ma sicuramente più difficoltoso e meno efficiente. Non c’è bisogno di riscoprire ogni volta la ruota. Per questo la conoscenza del passato, delle origini e tradizioni, nonché delle varie filosofie relative ai frame relazionali (basti pensare ai vari approcci leggermente diversi tra SSC, RACK, CCCC, PRICK, ecc), dovrebbe essere la base per distinguere chi fa BDSM da chi segue semplicemente i propri istinti.

I neofiti modificano il BDSM per adattarlo alle loro fantasie

Ma questo non è l’unico problema di questo approccio. Infatti spesso il neo-BDSMer che non si è preparato adeguatamente, finisce per modificare e adattare il concetto di BDSM modellandolo su quello che gli interessa e sulle proprie fantasie, prima ancora di iniziare una reale sperimentazione. Nascono quindi delle versioni assolutamente personali, ma non veritiere, di pratiche e relazioni BDSM, perchè nelle nostre fantasie siamo tutti capaci di fare (o farci fare) qualunque cosa. Ognuno quindi crea un mondo BDSM in cui può fare ciò che gli pare, come gli pare, inserendo elementi reali e mescolandoli con la fantasia. E questo contribuisce a creare l’illusione che, in fondo, ognuno sia libero di inventarsi le proprie regole di sana pianta.
In realtà non è proprio così.

Io ho fatto tante esperienze e ho avuto tante relazioni in cui sperimentavo la mia natura dominante, prima di poter dire di aver davvero cominciato a fare BDSM. Perchè prima seguivo soltanto il mio istinto e le mie pulsioni. Mi andava bene, ma è vero che spesso non andava bene alle mie partner, perché non sapevo ancora collocare quei gesti in una filosofia e in un contesto relazionale che li giustificasse e, soprattutto, non sapevo comunicare quello di cui avevo bisogno. Non lo sapevo fare, perché non sapevo nemmeno io cosa fosse: non sapevo dargli un nome e una forma. Semplicemente, a quel tempo, non stavo facendo BDSM.

Per arrivare farlo mi ci è voluto impegno, tempo, studio e la possibilità (per via dei miei tanti viaggi e del lavoro che ho scelto di fare da più di 15 anni a questa parte) di confrontarmi con centinaia se non migliaia di altri BDSMer di tutto il mondo. Ma prima di tutto ho investito su me stesso, sul guardarmi dentro, sul conoscere le mie motivazioni e cosa mi spingesse a cercare relazioni di questo tipo, che andassero oltre all’eccitazione dell’atto in sè.

Postulato n.1:
Avere delle pulsioni verso la dominazione/sottomissione o verso il sadismo/masochismo è una condizione necessaria ma non sufficiente a fare di una persona un BDSMer.

Essere BDSMer significa essere snob?

Mi è capitato di incontrare potenziali partner che, sulla carta, sembravano match fantastici. Avevamo tantissimi interessi in comune, dalle singole pratiche al tipo di relazione. La grande differenza che si è rivelata fondamentale era che io sapevo e conoscevo quello di cui stavo parlando, mentre per loro era un desiderio, un sogno. Un po’ la differenza che ci può essere tra uno che sogna di voler fare l’astronauta, pensando a quanto debba essere bella la sensazione di fluttuare nell’aria, e uno che nello spazio ci è stato davvero, che ha affrontato e superato lo studio, la preparazione fisica e i test, nonché la paura di essere in una minuscola capsula montata in cima ad un razzo pronto ad esplodere al minimo errore.

E’ vero, a volte mi rendo conto di essere un po’ snob, ma non perché voglia castrare i sogni altrui (li ho avuti anche io), ma perché so bene che non basta voler andare nello spazio perchè la NASA o l’ESA ti prenotino un posto sul prossimo volo. Quando però cerco di spiegare a qualcuno che gli istinti e le fantasie, da sole, non rendono una persona un Dominante o un sub, ecco che succede spesso che saltino fuori quelli a rivendicare il diritto di poter fare le cose come vogliono, senza sottostare a nessuna regola “imposta dall’alto”.

Bene, benissimo. Avanti… costruitevi da soli il vostro razzo per lo spazio. Ma quando finirà per esplodere e lasciarvi bruciacchiati, la gente comincerà a dire che “i viaggi nello spazio sono pericolosi” e questo giudizio finirà per includere anche i MIEI viaggi.

La comunità BDSM tra sostenitori e detrattori

Torniamo a parlare di BDSM… è nell’interesse di tutti quello di cercare di lavorare tutti nello stesso modo e nella stessa direzione. Ancora una volta ci troviamo di fronte allo scontro tra chi crede nell’esistenza e nell’utilità di una Comunità e chi invece ama farsi solo le sue sessioni private e quindi non ne sente il bisogno. Per loro basta trovare qualcuno che sia disposto a fare o farsi fare quello che li eccita. Chissenefrega del resto.

In sè e per sè, non c’è nulla di male nel voler vivere il BDSM solo in una dimensione privata, ma i problemi nascono da un lato quando chi pratica in privato usa la comunità come territorio di caccia per soddisfare le proprie pulsioni e dall’altro quando si critica chi invece ama l’aggregazione e il lavoro di gruppo all’interno di una comunità.

Spesso chi pratica solo in privato ha una conoscenza del BDSM limitata alla sua esperienza diretta (che non può e non deve essere accreditata nella comunità) che lo mette in contrasto con l’esperienza collettiva del gruppo, alimentando fenomeni di mitomania, sottovalutazione del rischio, sopravvalutazione delle proprie abilità e  il fenomeno più pericoloso di tutti, la legittimazione dell’ignoranza come un valore nel praticare BDSM “a sentimento” ignorando anche i più basilari protocolli di sicurezza.

Nessuno dotato di intelletto si sogna di imporre un’unica modalità di vivere una relazione BDSM. Il fatto stesso che il BDSM sia un termine-ombrello che racchiude tantissime pratiche e tipologie di rapporti è di per sè la dimostrazione che non prevede un approccio ortodosso da un lato e uno o più approcci eretici dall’altro. Ogni modalità ha la sua ragion d’essere.

La differenza non deve essere quindi sul cosa si fa, ma sulla preparazione con cui si fanno quelle cose. Ci sono sempre molteplici livelli di approfondimento per ogni pratica: da quello storico, a quello tecnico, dalla sicurezza alle implicazioni psicologiche. Il tutto per poter creare delle scene e delle sessioni che abbiano un coinvolgimento su più piani, fisici, intellettivi ed emotivi.

Approfondire questi temi porta ad avere un approccio condiviso e a comprendere meglio le differenze tra le scelte e le preferenze altrui. La conoscenza porta inevitabilmente ad avere più punti in comune e a riconoscere che si, esiste una serie di opzioni che è meno ampia di quanto il neofita tenda a pensare.

Perché la differenza sta tutta lì. Per quanto le relazioni tra persone possano essere uniche, in fondo possono essere accomunate ad un numero tutto sommato limitato di opzioni. Basta ad esempio vedere quella che è una classificazione abbastanza universalmente condivisa tra le varie tipologie di sottomissione. Chi è agli inizi potrebbe pensare che ne esistano infinite, ma con il tempo si renderà conto semplicemente che ce ne sono alcune più comuni di altre. E lo stesso può valere per tutte le altre pratiche o aspetti di una relazione. Una persona preparata sarà in grado di scomporla più facilmente nei suoi elementi fondamentali e analizzare ognuno di essi in dettaglio, collocandolo in uno spettro di possibilità finito.

Il BDSM non è l’elogio del nozionismo

Qui devo fare una piccola digressione importante. Il nozionismo da solo non è una qualità assoluta: ci sono tanti BDSMer che hanno letto e si sono informati, ma che comunque continuano ad avere difficoltà a creare dei rapporti appaganti per sè e per il partner. Questa è una tendenza che è diventata molto evidente nel tempo, dopo che negli ultimi anni molte persone si sono avvicinate a questo mondo e hanno cominciato a sperimentare.
Aver letto e conoscere la teoria non significa automaticamente di essere in grado di portare tutto quel bagaglio di informazioni nella vita reale in un modo che sia appagante per tutte le persone coinvolte.

Il BDSM, come ho anticipato prima, non è fatto solo di pratiche e di gesti. La componente psicologica è importante e qui entrano in gioco una serie di capacità e attitudini personali che il nozionismo difficilmente riesce a colmare. L’empatia è uno di questi aspetti che giocano un ruolo importante nel successo di un rapporto (che sia una sessione o una relazione 24/7 non fa differenza). E’ una di quelle cose che difficilmente si riesce a sviluppare se non si ha.

Postulato n. 2: Avere studiato ed essersi documentati sulle pratiche e sulle relazioni BDSM è un presupposto assolutamente necessario, ma tuttavia non ancora sufficiente a garantire la capacità di costruire delle relazioni reali soddisfacenti

Questo percorso di approfondimento esterno (la conoscenza e lo studio) e interno (la progressiva presa di consapevolezza) crea un’enorme differenza qualitativa in quello che si fa. Dal sognare l’idea di avere un rapporto BDSM al potersi definire davvero un BDSMer il percorso è lungo. Non si può appiattire tutto verso il basso ed è giusto che venga data la giusta importanza a tutti gli step raggiunti. Chi è agli inizi non dovrebbe invidiare chi è più esperto, ma essere consapevole che tutti hanno iniziato facendo i suoi stessi passi e che tutti possono arrivare ad acquisire la dovuta preparazione e conoscenza. Ma è importante anche riconoscere le capacità e i risultati di chi è più avanti e prenderli a modello, se il loro approccio è in linea con il nostro.

Essere agli inizi è qualcosa che spesso chi ha esperienza guarda con benevolenza e con un pizzico di invidia. Essere lì, sulla soglia di un mondo nuovo tutto da scoprire! Un po’ come gli anziani invidiano i giovani perché hanno tutta una vita di esperienze e, perché no?, anche di errori davanti a loro.

Il BDSM non è una scienza mistica, non è una serie di norme e riti segreti detenuti da pochi e tramandati solo ad un numero di iniziati. Chi propone una visione del genere lo sta facendo nel torto e con la consapevolezza di vendere fumo. Ma non è nemmeno un qualcosa di caotico, di improvvisato, privo di regole e disciplina.

Per poter trasformare le proprie passioni in una conoscenza prima e in capacità di condividere delle esperienze positive, bisogna necessariamente seguire un iter. Studio, confronto e sperimentazione. Non ci sono scorciatoie.