Il consenso separa il BDSM dall’abuso

Tutti ripetono che una relazione BDSM è diversa da un abuso se c'è il consenso, ma non tutti comprendono davvero come è strutturato il consenso, chi ne è responsabile e che cosa comporta nella pratica.

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Comprendere il valore del consenso nel BDSM è una cosa doverosa per chi voglia approcciare questo mondo in modo maturo e consapevole. Sebbene sia un tema centrale nella comune visione della sessualità alternativa, il consenso è qualcosa che si riesce facilmente a comprendere in senso generale, ma che diventa sempre più sfuggente man mano che si arriva a parlare di casi specifici o si scende nel dettaglio.

Consenso e abuso

La distinzione tra consenso è abuso è facilmente individuabile nella definizione stessa di consenso. Una sentenza della Cassazione ha espresso un concetto molto importante, ovvero che il consenso costituisce lo spartiacque per distinguere una pratica sessuale come il BDSM da un abuso.

In tema di pratiche sessuali estreme deve ritenersi che il rapporto sadomasochista non può in sé definirsi illecito e fonte di responsabilità penale, purché sia caratterizzato da un reciproco scambio di consensi informati, liberi e revocabili e a condizione che í soggetti interessati non si trovino in situazioni patologiche, la cui presenza finirebbe con il neutralizzare il consenso, rendendolo privo di effetti giuridici per carenza della piena capacità di intendere e volere: ne consegue che è legittima la condanna per violenza sessuale continuata e lesioni personali aggravate laddove l’agente abbia posto in essere dette pratiche su persona affetta da handicap grave.

Affinchè il consenso sia valido, quindi, devono esistere quattro condizioni imprescindibili! Se ne manca una o più di una, dal punto di vista strettamente legate, si potrebbe cadere in una situazione di abuso. Uso il condizionale perchè io sono per un approccio pragmatico e non devo cercare di presentare il BDSM come qualcosa di assolutamente perfetto. Come potrete vedere alla fine del video o alla fine di questo articolo, ci possono essere delle “zone grigie”, ma è importante conoscerle e capire che bisogna affrontarle con consapevolezza e maturità.

Consenso informato

Il consenso valido può essere dato quando si comprendono pienamente i rischi che si corrono. Qui l’esperienza, la preparazione, lo studio e il tutoring sono fondamentali. Un bottom esperto è sicuramente un partner prezioso. Il BDSM è e rimane una pratica dove bisogna navigare a vista e quattro occhi vedono meglio di due. Ma anche un Top che millanta esperienze che non ha, può essere un problema, perchè può indurre il bottom a intraprendere una pratica in modo non sicuro. Questo non vuol dire che solo Top o bottom esperti devono fare BDSM. Ma ognuno deve essere consapevole e trasparente riguardo il proprio reale livello di esperienza.

Consenso libero

Bisogna poter dire di NO. E questo no, deve essere rispettato dalla controparte. Non bisogna temere minacce, ripercussioni o vendette. Allo stesso modo, il consenso nel BDSM non può essere dato da un’altra persona. Nessuno dovrebbe scegliere al vostro posto.

Non parlo solo di una situazione in cui il Top/Dom di turno decide che il suo bottom/sub deve fare qualcosa. Parlo anche del fatto che nessun altro può decidere di rivelare le vostre pulsioni o passioni ai vostri parenti, amici o colleghi, così come nessuno può pubblicare una foto in cui siete riconoscibili senza la vostra autorizzazione. Il BDSM è fatto anche di queste attenzioni.

Consenso revocabile

Quando si fa BDSM bisogna comprendere una cosa precisa: il consenso non è qualcosa che si dà una sola volta e vale per sempre. Il consenso deve essere continuo e può essere revocato in qualunque momento. Se io accetto di fare una cosa oggi, non è detto che voglia farla anche domani e non è detto che se si pensa di voler fare qualcosa, poi non si possa cambiare idea.

Non c’è bisogno di immaginare scenari catastrofici per poter pensare che qualcuno cambi idea in corso d’opera. Semplicemente la sessione può non andare per il verso giusto, si può avere un malessere, si può non “sentire” l’altra persona come si sperava, si può non trovarsi in sintonia e così via. In ogni caso, si deve poter fare marcia indietro.

Non bisogna essere in situazioni patologiche

Questo punto è forse il meno intuitivo. Cosa vuol dire essere in una situazione patologica? Vuole dire non essere in una situazione in cui, per usare un termine legale, si è “perfettamente in grado di intendere e di volere“. Esempi possono essere l’essere intossicati da alcol e droghe, ma anche l’essere emotivamente scossi per un trauma o anche, non essere lucidi perchè si è in subspace.

Il consenso quindi, senza una di questi quattro pilastri, non può essere considerato valido.

E’ sempre così facile metterlo in pratica?

La risposta purtroppo è NO. Esistono delle zone grigie in cui ci si deve muovere con attenzione e sensibilità per evitare di creare un problema.

Una cosa in cui credo fermamente è la responsabilità personale. Questo vuol dire che tutte le persone coinvolte devono fare del loro meglio per far sì che la scena si svolga nel pieno della consensualità.

Questo non vuol dire, come spesso si immagina, che il Top non deve cercare di forzare la mano al bottom o che non deve approfittarsi di un suo stato di alterazione. Vuol dire anche che un bottom deve rendersi conto che non è corretto ritirare il proprio consenso in maniera retroattiva. Non avete ben capito che cosa significhi, vero? Ve lo spiego in modo semplice: se un bottom accetta di fare una pratica, magari dopo un’attenta negoziazione e pianificazione, ma durante la sessione qualcosa non funziona come dovrebbe e sente che magari un suo limite è stato approcciato con troppa irruenza o addirittura è stato superato; insomma… percepisce che quella sessione non sta andando come pianificato ma ciò nonostante (e qui è il punto cruciale), non comunica con il Top, non usa la safeword, non gli fa capire che è in una situazione di stress, non è corretto -almeno dal punto di vista etico- che uno, due o dieci giorni dopo dica che quel Top ha violato il suo consenso. So che questo tema può essere impopolare (soprattutto se si immagina solo allo scenario Top=uomo e bottom=donna), ma bisogna chiarirlo bene: voi siete direttamente coinvolti e direttamente responsabili della vostra parte per mantenere la sicurezza e la consensualità. Il vostro Top non sa leggere la mente! Non può capire da solo, se il vostro non dire nulla vuol dire che ve la state godendo o che state pensando “Oddio, questa cosa proprio non mi piace”. Ecco perchè nell’articolo sulla negoziazione, invito tutti i Top anche a verificare l’eventuale capacità di un bottom di saper dire di no.

Che dire poi delle situazioni in cui una delle parti è totalmente inesperta? Che problema c’è, direte voi? Beh, il problema è che, per come abbiamo parlato finora del consenso, questo deve essere un consenso informato. Ovvero io non posso dare il consenso a qualcosa che non conosco o non capisco. Quindi, se vi capita di fare una sessione con un partner inesperto, vi consiglio di spendere molto più tempo ad istruirlo e a negoziare bene la scena, piuttosto che a lanciarvi alla garibaldina. Un partner inesperto che vuole fare cose complesse è una persona imprudente. Accettare di giocare con una persona imprudente è una vostra responsabilità, perchè vi state, in qualche modo, facendo carico della sua inesperienza.

Un altro punto su cui riflettere è l’uso di alcol e droghe. Come detto, questo punto è una zona grigia. Certo, adottare l’opzione “zero tolerance” è la soluzione più prudente. Anche se hai bevuto un solo sorso di qualcosa di alcolico o hai assunto la minima quantità di sostanze stupefacenti, non giochi. Nella realtà delle cose, vedo tante coppie che si conoscono e che si fidano a giocare l’uno con l’altro anche dopo qualche drink. Stupidi loro? Non necessariamente. La sicurezza non è qualcosa di assoluto e percepito allo stesso modo da tutti. Magari quelle persone hanno una conoscenza, una fiducia e una capacità di comunicazione tale da poter compensare l’aver bevuto un paio di bicchieri di vino. Ovvio che se qualcuno barcolla e si regge a malapena in piedi, non c’è capacità di comunicazione che tenga!! Che dire poi di chi assume farmaci? Se si applicasse la regola del “non bisogna bere o assumere sostanze psicotrope” in modo assolutamente letterale, queste persone non potrebbero giocare mai.

Come vedete, parlare di consenso è più semplice dal punto di vista teorico che pratico. Per aiutarvi ancora di più, vi consiglio di guardare questo breve filmato di animazione proprio riguardante il consenso. E’ un approccio che è valido in tutti i campi, non solo per il BDSM. L’audio originale è in inglese, ma dovrebbe essere comunque facile da capire, perchè ci sono i sottotitoli in italiano.