Raccolta fondi tramite offerte volontarie per il carro BDSM. Perchè è stata fatta?

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Fronte volantino
Fronte volantino

Mi sono sentito accusare di aver fatto una raccolta fondi pro-carro BDSM nonostante avessi la pubblicità del mio negozio.

Evidentemente a molti è completamente sfuggito il senso di tutto questo e cercherò brevemente di spiegarlo qui di seguito.

Alcova, in qualità di main sponsor, quando ha deciso di lanciarsi in questa avventura che è stata il Carro BDSM, ha immediatamente cercato la collaborazione di altre realtà commerciali nel panorama romano e italiano (negozi, locali, eventi). E lo ha fatto basandosi su quello che avviene normalmente in giro per il mondo, dove le aziende che possono permettersi di investire, supportano in modo più o meno consistente le iniziative delle associazioni, di altre società o anche dei singoli.

Dicevo che ho contattato varie realtà che operano in questo mondo e che, almeno sulla carta, avrebbero avuto tutto l’interesse di supportare un’iniziativa di questo genere.

NESSUNA di loro ha fatto un’offerta (a Massimiliano “Hiketeia” Mangiabene di Veleno, che si lamenta di non aver potuto essere presente, ricordo che, dopo averglielo proposto e ricordato per ben due volte e dopo aver ricevuto la conferma verbale che “Veleno ci stava”, io sto ancora aspettando che il tuo socio mi chiami per definire un eventuale accordo economico).

MOLTE hanno rifiutato (c’è chi ha detto il classico “ci penso e ti faccio sapere” e chi ha detto “non mi interessa” probabilmente perchè abituato ad investire solo dove ha un immediato -e certo- ritorno).

ALCUNE non hanno nemmeno risposto.

UN PAIO (La Rosa Nera e un piccolo artigiano di articoli in pelle) pur dimostrandosi interessati, non avevano però alcun budget da poter investire. Per quanto riguarda La Rosa Nera, per lo meno è stata presente nella figura di una delle fondatrici partecipando alla distribuzione dei flyer dedicati al BDSM.

Sul carro c’erano ancora spazi vuoti per eventuali altri sponsor e la dimensione e numero degli striscioni (lunghi ben la metà di ogni fiancata) è stata decisa proprio calcolando quelli che erano gli spazi necessari.

Se avessi trovato qualcuno con cui dividere a metà i costi avrei ovviamente dato metà della visibilità. Lo spazio che ho riservato ad Alcova era il 25% di quello che è stato effettivamente impiegato. Non mi sembra di aver voluto quindi far fare ad Alcova la parte del leone. Tanto per far capire… lo spazio dedicato invece al messaggio “sociale” era del 50%. Ma la quota di contributi che è arrivata dalla comunità BDSM è ben lontana da questa quota.

Distribuzione flyer Alcova al Roma Pride 2008

Se il totale della spesa fosse stato coperto dai contributi volontari (magari delle quote fisse?) delle singole persone io avrei partecipato come singola persona, dando anch’io il mio contributo e senza chiedere in cambio alcuna visibilità per il negozio. Al massimo, se avessi voluto promuovere il negozio, avrei fatto anch’io un pò di volantinaggio in giro, come peraltro ho fatto alcuni anni fa ad un altro Pride, come testimonia la foto qui accanto. Senza tanti clamori e senza alcuna critica.

Le polemiche mi sembra arrivino da chi avrebbe voluto esserci ma non c’è stato; da chi pensa di aver perso un’occasione; da chi pensa che tutto sia dovuto per la “causa del BDSM”, ma poi non ha mai fatto nulla per contibuire; da chi si spaccia per sostenitore della causa ma poi quando è il momento di fare qualcosa davvero, sparisce nell’ombra e in quello che qualcuno ha definito “un assordante silenzio”.

Io la mano l’ho tesa più volte. Non a tutti, ovviamente.

Ho scelto chi pensavo avesse idee e visioni della situazione del BDSM italiano simili alla mia e ho scartato a priori realtà che reputo molto lontane dal mio sentire.

A chi mi ha dimostrato volontà di collaborare ho proposto un investimento proporzionale a quella che sapevo era la propria “potenza di fuoco”. Addirittura ho chiesto un contributo simbolico ad associazioni come il Leather Club, che pure ha avuto grandissima visibilità.

Ho fatto tutto quanto alla luce del sole e cercando il massimo coinvolgimento e la massima collaborazione perchè Alcova è stato, ancora una volta, solo lo strumento per rendere tutto questo possibile. Senza il contributo e I SOLDI spesi in questi anni da Alcova, molto di quello che c’è a Roma oggi non ci sarebbe. E’ bello trovare il piatto pronto, ma poi nessuno vuole andare a fare la spesa, nessuno vuole cucinare e nessuno vuole lavare le pentole.

Sinceramente delle invidie e delle critiche di chi non ha mai investito un euro o un’ora del suo tempo per far crescere la comunità (e non solo i propri interessi) non me ne importa nulla. Ho tenuto le iniziative di Alcova in stanby per vari anni aspettando che ci fosse un’alternativa associativa e democratica. Ma questa non c’è e quindi ora, se mi va, quando mi va, ricomincio a fare le cose io anche perchè altrimenti NON C’E’ NESSUN ALTRO che si sbatte per farle.

La manifestazione era pubblica, chiunque altro poteva organizzare una presenza di qualche altro tipo come hanno fatto in tanti. Bastava un cartello scritto con un pennarello, uno striscione tenuto da 4-5 persone (come fu fatto timidamente nel 2009 da BDSM Italia) o magari un altro carro ancora più bello e con un messaggio ancora più forte. Non ho visto niente di tutto questo. Non prendetevela con chi ha fatto qualcosa perchè vi siete sentiti inutili, impotenti o incapaci.

2 COMMENTS

  1. Non si può che essere d’accordo. Non fa una grinza. Magari chi hai citato potrà replicare e dire la sua. Per conto mio sei stato corretto. Hai chiesto supporto e a chi te lo ha dato hai fatto regolare fattura.

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