Il gruppo Hatari

Gli Hatari (che in islandese significa “haters”, “odiatori”) è il gruppo musicale che sta facendo parlare di più di sè in questo momento. Portano con sè non solo una buona musicalità, ma un look decisamente più forte del piattume che si vede in giro oggigiorno. Utilizzano forti richiami al mondo fetish e sadomaso e loro stessi dichiarano di essere “un complesso artistico techno BDSM contro il capitalismo“.

Hatari
Il gruppo islandese degli Hatari

Durante la loro esibizione all’Eurovision Song Contest, hanno catturato l’attenzione del pubblico e guadagnato un posto nella finale del 18 maggio.

Il gruppo, fondato nel 2015, è composto dal batterista Einar Hrafn Stefansson (figlio dell’ambasciatore islandese in Uk) Klemens Hannigan, e dal cantante Matthias Tryggvi Haraldsson’s. Come in tutte le storie più incredibili, la loro fama segue un periodo di crisi. Infatti proprio a dicembre 2018 avevano pubblicato il loro singolo di addio, in seguito al fallimento della loro missione contro il capitalismo. Dopo neanche un mese sono stati confermati tra i partecipanti alla selezione islandese per l’Eurovision. Quell’appuntamento li ha visti trionfare e li ha portati alla partecipazione alle fasi finali della manifestazione a Tel Aviv.

Il brano “Hatrið mun sigra” con cui sono in gara, ha un impatto anche più duro del loro look. La traduzione del testo dice più o meno: “L’odio prevarrà, impalando il cuore dell’Europa, brucerà la rete di bugie, dalla distruzione ora risorgeremo uniti”. Se a questo si aggiunge l’esibizione fatta con luci rosse a richiamare il colore del sangue, catene e una palla da demolizione, il look è completo. A proposito di look, gli Hatari hanno catturato l’occhio degli spettatori di tutta Europa con latex, pelle, borchie, maschere, stivali altissimi
e speciali lenti a contatto che rendono completamente nera la cornea.

Ci sono tutti gli elementi per scaldare gli animi e le orecchie di tutti. Vedremo se riusciranno nell’impresa di smuovere anche il giudizio finale degli esperti. In bocca al lupo, Hatari!

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