Grave incidente al SM Club di Roma

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NOTA DELL’AUTORE:
la persona nominata in questo articolo come “Mya” era l’organizzatrice di una serie di eventi noti come “Maison de la Torture” e non è da confondersi con Mistress Mya (http://www.padronamya.com/). Purtroppo il nome identico può aver portato a dei fraintendimenti. Ripeto quindi che si tratta di due persone distinte che non hanno nulla a che fare l’una con l’altra.

A volte mi rendo conto di quanto la verità venga distorta quando è raccontata da chi l’ha solo ascoltata ma non ne è stato testimone. Il caso dell’incidente avvenuto a gennaio 2010 all’ SM Club di Roma è uno di questi casi.
Provo a raccontare i fatti con la massima obiettività, come sempre mi impegno a fare, lasciando alla fine i miei giudizi personali e le mie impressioni. Ovviamente ognuno è libero di farsi l’opinione che vuole e se qualcuno ha da obiettare sul come si sono svolti i fatti o vuole aggiungere ulteriori dettagli, di sicuro è liberissimo di farlo e mi adopererò per integrare quanto sto dicendo con le loro aggiunte.

Il 9 e 10 gennaio 2010, SM Club e Maison de la Torture hanno organizzato un workshop di bondage invitando come insegnante Philippe Boxis, noto bondager francese. Anche se il corso era rivolto ad un target base, c’era l’occasione di imparare qualcosa in più e ho deciso di partecipare insieme alla mia compagna di allora, Nascia.

Il workshop si svolgeva nei locali dell’Alter Ego, utilizzati di solito dall’organizzazione dell’ SM Club per le sue serate. All’ SM Club non mettevo piede dal giorno della sua inaugurazione in un altro locale, visto che già allora non mi erano piaciuti molti dei dettagli dell’organizzazione.

Al workshop erano presenti sia persone già esperte di bondage come il sottoscritto, Andrea Ropes, Corrado Titor, Davide La Greca alias Maestro BD, sia diverse altre persone che erano esperte del mondo BDSM ma che erano ad un livello più elementare di conoscenza del bondage, come Kraian e Ninfa, mistress Jemma, Red Lily, Soter Mulè.

E’ stato chiaro a molti, se non a tutti, fin da subito che il workshop era organizzato comunque in modo approssimativo, visto che lo spazio a disposizione era alquanto ridotto per le persone presenti e che, pur trattandosi di un corso base, quindi rivolto teoricamente a dei neofiti, non erano state previste nozioni sulla sicurezza delle legature. Diciamo quindi che si era molto ottimisti riguardo le capacità di chi partecipava di non fare troppi casini anche senza alcuna indicazione.

Quando poi dopo nemmeno un paio d’ore, si è cominciato a parlare di sospensioni e Boxis, ha cominciato a spiegare come fare le legature propedeutiche alle sospensioni, beh… ho approfittato di una delle pause per chiedere agli organizzatori, Mya e Daniele, come mai per un workshop che prevedeva sospensioni non avevano allestito una struttura apposita e volevano utilizzare dei semplici ganci al soffitto.

I tasselli a soffitto utilizzati per le sospensioni erano due ed erano in una piccola stanza attigua a quella dove si svolgeva il workshop. Facevano parte di un gruppo di quattro ganci usati in passato dal locale (che era nato come sauna gay) per montare una sling. I due ganci utilizzati erano praticamente allineati al bordo di un gradone che si estendeva da parete a parete. Tra i due ganci era collegata una catena alla quale era agganciato un moschettone. Qui c’è già una doppia versione, visto che il moschettone che ho utilizzato io la sera era attaccato alla catena e libero di scorrere, mentre Daniele dell’ SM Club giura che quello utilizzato il pomeriggio era agganciato ad uno degli anelli della catena e quindi non scorreva. Purtroppo, non mi risulta che nessun altro abbia fatto caso a come fosse attaccato il moschettone, né ci sono foto che possano avvallare l’una o l’altra tesi. So per esperienza che un moschettone di buona resistenza ha un certo spessore e che quindi ha bisogno di una catena con maglie abbastanza grandi per poter essere inserito con facilità in una delle maglie. E non mi sembrava che la catena utilizzata fosse particolarmente grande.u

La risposta di Mya e Daniele alle mie perplessità è stata che era stata prevista una struttura di tubi innocenti (hanno anche indicato il posto dove sarebbe stata collocata), ma che il fabbro che doveva realizzarla non l’aveva consegnata in tempo e che anzi erano davvero incazzati con questa persona. Ma come? Serve un fabbro per realizzare una struttura di tubi innocenti?? Ci sono numerosi posti a Roma dove poter acquistare i tubi innocenti e bastano un paio di chiavi inglesi per montare il tutto. Anche questo è strano.

Il pomeriggio del workshop ha visto quindi l’utilizzo di quei tasselli, della catena e del moschettone da parte non solo di Boxis e della sua modella, ma anche di gran parte dei partecipanti al workshop, inclusa la stessa Mya che ha sospeso addirittura a testa in giù uno dei partecipanti.

Io non ho sospeso nessuno quel pomeriggio sia perché non ero del tutto convinto delle assicurazioni datemi da Daniele dell’ SM Club e da Mya di Maison de la Torture, sia perché Nascia, dall’alto della sua decennale esperienza come modella di bondage con i migliori nawashi giapponesi, non era affatto tranquilla all’idea di utilizzare quell’accrocchio per le sospensioni.

Il programma del weekend prevedeva per il sabato sera un play party dell’ SM Club negli stessi locali, per cui, finito il pomeriggio di workshop ho avuto giusto il tempo di andare a casa a mangiare un boccone e poi avere una discussione con Nascia che ha avuto come risultato il suo non voler venire alla serata e rimanere a casa.

Alla festa ci sono andato con un’altra amica che aveva pure partecipato al workshop, il cui nick è Libellula di Fuoco, che aveva cominciato a posare come modella di bondage da alcuni mesi, visto che ha un fisico molto adatto, snello e curvilineo. L’evento clou della serata all’ SM Club doveva essere una performance di Boxis insieme ad Alia, una nota performer romana di livello internazionale. All’inizio della serata ho incontrato anche un amico, Cristallo Nero, che mi ha testimoniato che lui stesso, insieme a Daniele, avevano provato ad appendersi ai ganci sul soffitto per testare la loro resistenza. Così, rassicurato un po’ dal fatto che molte altre persone che reputo capaci (Boxis in primis) si erano fidate di quegli agganci e rassicurato anche dalle parole del mio amico, ho proposto a Libellula di Fuoco di fare una sospensione per animare un po’ l’atmosfera fino ad allora un po’ spenta prima che si esibisse, di lì a poco, Boxis e lei ha accettato con grande entusiasmo. Preparo le corde e tutto il necessario, saliamo su quel gradone che fungeva da palco e comincio la legatura del takatekote necessaria alla sospensione. Lego la prima delle caviglie e sollevo la gamba di Libellula di Fuoco in modo tale che assuma già una posizione orizzontale (pur poggiando sempre l’altro piede) e mi accingo a legare e sollevare anche la seconda caviglia. Pochi istanti dopo aver staccato anche il secondo piede da terra, uno dei tasselli fissati al soffitto si stacca improvvisamente e quindi la catena penzola libera, attaccata solo all’altra estremità. Il moschettone scivola lungo la catena e la povera Libellua di Fuoco cade rovinosamente al suolo sbattendo prima le cosce contro il bordo del gradone e picchiando con violenza il mento e la testa sul pavimento. Nulla ha potuto attutire la sua caduta, visto che le sue mani erano bloccate dietro la schiena e visto che non c’era alcun materiale apposito sul pavimento ad ammortizzare un eventuale impatto.

Mi ci sono voluti alcuni secondi a realizzare cosa fosse successo, perché istintivamente ho pensato ad un mio errore e non capivo cosa avessi potuto sbagliare in una manovra così semplice che avevo fatto decine e decine di volte. E’ solo quando ho visto la catena penzolare dal soffitto con ancora attaccato il modesto tassello che la fissava che ho capito, con orrore, cosa fosse successo.

Nel frattempo intorno a me ci sono state scene di panico, gente che urlava con le mani nei capelli, altra gente (che si professava avere conoscenze di primo soccorso) che spostava e rigirava la povera Libellula di Fuoco che aveva un taglio sotto il mento e, si scoprirà dopo, un paio di denti scheggiati.

Ora, ho verificato l’accaduto con varie persone, sia esperti soccorritori, che “guru” del mondo BDSM del calibro di Jay Wiseman e tutti mi hanno dato la stessa opinione: in un caso come quello, ovvero una persona che cade e batte violentemente il capo, la prima cosa da fare è di non muoverla e di chiamare i soccorritori, perché potrebbe avere un trauma cranico o cervicale e i movimenti potrebbero peggiorarne le conseguenze.

Sicuramente nessuno dei presenti era emotivamente preparato a gestire una situazione di emergenza di quel tipo e quindi di errori ne sono stati fatti molti in quei minuti cruciali, per fortuna -di Libellula e nostra- senza aggravare la situazione. Di sicuro la mancanza di una cassetta di pronto soccorso e di una persona preposta a gestire queste emergenze sono state un’aggravante da parte dell’ SM Club.

Libellula è stata subito attorniata da chi era lì presente e liberata dalle corde (a tal proposito mi sono anche sentito accusare da Red Lily, che ha solo da poco cominciato a maneggiare le corde, di non aver avuto le forbici attaccate alla mia cintura, tirando in ballo con le sue regole anche il povero Jay Wiseman che -interrogato dal sottoscritto sull’argomento- ha ammesso di non ricordare di aver mai stabilito una presunta “regola dei tre passi” ovvero la distanza “massima” consentita… mah… sarà che io so sempre esattamente dove sono le mie forbici e che comunque, visto che tra tutti i presenti, ero l’unico ad aver da poco finito un corso di primo soccorso, ero consapevole che liberare una persona che è GIA’ caduta dalle corde, mi sembrava l’ultimo dei problemi… un po’ come preoccuparsi come prima cosa di togliere la cintura di sicurezza ad uno che è bloccato in un groviglio di lamiere dopo un incidente), è stata portata in bagno (stendiamo un velo pietoso sullo stato igienico di quel bagno) e, subito dopo è stata portata al più vicino pronto soccorso da me, Corrado Titor e, solo dopo nostra insistenza, da Daniele dell’ SM Club.

Al pronto soccorso, Daniele è voluto entrare a tutti i costi nella sala triage ad accompagnare Libellula e quando poi è uscito io e Corrado abbiamo scoperto che sulla scheda di accettazione era stato scritto che lei era caduta inciampando per strada. Ma come??

Daniele è stato poi riaccompagnato al locale, mentre io sono rimasto ad aspettare che Libellula uscisse dal pronto soccorso dopo circa 45 minuti con qualche livido sul corpo, un vistoso bendaggio sul mento che copriva i punti di sutura e la fastidiosa sensazione di avere i denti scheggiati, ma per fortuna nessun trauma più grave.

Tornato al locale, affronto nuovamente sia Daniele che Mya sull’argomento sicurezza, ormai dimostratosi fallimentare e, soprattutto, sull’argomento responsabilità e tutela ad una persona che era stata vittima di un incidente (non senza colpe dirette) all’interno di una serata da loro organizzata. Mya cerca subito di trarsi d’impaccio sostenendo che lei collaborava con SM Club solo per quanto riguarda il workshop e non per la serata (come se la struttura utilizzata non fosse stata la stessa anche per il workshop con quindi gli stessi identici rischi) e alla fine sia Mya che Daniele hanno promesso a gran voce che si sarebbero occupati del risarcimento e di tutte le spese sanitarie che Libellula avrebbe dovuto affrontare per la ricostruzione dei denti.

Tornata un po’ di calma, Daniele mi confida anche che aveva chiesto a Davide La Greca alias MaestroBD di fornirgli la sua struttura per le sospensioni (che pure non era super affidabile visto che non è nata per quello scopo e che in passato ha mostrato segni di instabilità), ma che lui aveva rifiutato per motivi logistici (non poteva/voleva andare a prenderla perché troppo lontana). Gli chiedo come mai non avesse chiesto a me di fornirgli la struttura e Daniele mi dice che non si ricordava io ne avessi una (peccato che mi avesse visto all’opera proprio con la mia struttura la sera di capodanno al Ritual, ovvero solo pochi giorni prima). Oltretutto tutti quelli che mi conoscono sanno che porto la struttura con me nel mio furgone, anche se di solito mi sposto in moto. Ma in quella occasione, un po’ per le temperature invernali, un po’ perché ero con Libellula, ero venuto con il furgone sia al workshop che alla serata.

Anche qui mi sono state fatte accuse sul perché io non avessi spontaneamente fornito la struttura. Ma dico? Perché avrei dovuto farlo? Io e Daniele o Mya non eravamo che conoscenti (personalmente non provo particolare stima per Daniele, ma se me lo avesse chiesto la struttura gliel’avrei pure noleggiata), non mi è stato chiesto pur avendone bisogno (la loro struttura non era pronta e Davide La Greca alias MaestroBD non ha reso disponibile la sua) e credo che non spetti a me togliere spontaneamente le castagne dal fuoco ad altri organizzatori di eventi, soprattutto quando è chiaro che stanno millantando capacità organizzative che non hanno.

Nonostante le rassicurazioni, la mia scarsa fiducia in Daniele e la poca conoscenza di Mya, mi hanno portato a suggerire ad amici presenti (Andrea Ropes e Kraian) di fare fotografie della catena e della struttura che si è rotta. Ho scoperto dopo che qualcuno è andato a dire al proprietario del locale di queste fotografie e che Andrea Ropes abbia ricevuto espresse minacce se non avesse immediatamente cancellato le foto. Ovvio che chi ha segnalato la cosa non aveva interesse che Libellula fosse pienamente tutelata come meritava. Le foto fatte da Kraian però ci sono ancora.

Volete sapere come è andata a finire?

Mya si è immediatamente defilata ribadendo che quello che succede durante la serata dell’ SM Club non era sua responsabilità, visto che lei aveva organizzato solo il corso di bondage.

Daniele dell’ SM Club ha scaricato la responsabilità sul locale e si è dato latitante e ha lasciato completamente sola Libellula, disinteressandosi in modo completo di qualunque supporto logistico, economico o anche solo morale.

Il proprietario del locale ha cercato di scaricare la responsabilità sull’associazione di cui il suo locale fa parte che a suo dire non avrebbe una copertura assicurativa. Ora, per legge, un qualsiasi locale DEVE avere una copertura assicurativa per Responsabilità Civile. Chiunque, in qualunque posto (un negozio, un bar, una palestra, un club) può inciampare, scivolare, andare a sbattere, cadere, insomma… farsi male ed il locale né è civilmente e penalmente responsabile (a meno che non vi sia un dolo). Quindi sapere che un locale sostiene di non avere una copertura assicurativa, fa molto pensare riguardo tutta l’attenzione posta alla sicurezza dei clienti.

Io ho dato supporto a Libellula di Fuoco per quanto mi è stato possibile, accompagnandola agli innumerevoli incontri con il proprietario del locale per capire come risolvere la situazione, cercando di coinvolgere il direttivo dell’associazione BDSM Roma (peraltro presente per almeno 2 membri su 5 [NDA avevo inizialmente indicato 4 membri su 5] alla serata) per “fare da scudo” ed aiutare in qualche modo questa ragazza, sia utilizzando direttamente parte dei propri fondi, sia organizzando una raccolta, sia mettendo a disposizione le proprie risorse economiche e di contatti nel caso fosse stata necessario intentare una causa contro l’ SM Club, Maison de la Torture o il locale.

Io non mi sento del tutto esente da responsabilità. Avrei dovuto ascoltare i consigli/dubbi di Nascia e non fidarmi della parola né di Mya, né di Daniele né di nessun altro. Non mi pare che nessuno degli altri partecipanti abbia posto dubbi sulla sicurezza o si sia attivato a sua volta per offrire soluzioni alternative (dal portare la propria struttura al suggerire di contattarmi per portare la mia). Avrei dovuto non solo rifiutarmi di partecipare e chiedere indietro i soldi versati per il workshop, ma avrei dovuto impedire anche agli altri di utilizzare quelle stesse attrezzature. Avrei dovuto offrire la valida alternativa della mia struttura e farla pagare salatissima in termini economici agli organizzatori del workshop, Mya e Daniele, in modo che imparassero a loro spese quel che significa organizzare un workshop in modo corretto.  Mi sento sicuramente più responsabile io di quanto non si sentano Mya, Daniele o il proprietario del locale anche se tutti quelli a cui ho descritto i fatti accaduti (a partire dallo stesso Boxis che avrebbe dovuto utilizzare quella struttura subito dopo di me o al mio posto se io non avessi deciso di fare quella sospensione… con la conseguenza che sicuramente un incidente a lui o ad Alia non sarebbe stato “zittito” così facilmente come è stato fatto nel caso della “sconosciuta” Libellula), ritengono responsabili nell’ordine SM Club ed il locale per aver fornito delle attrezzature non idonee allo scopo. Lo stesso Jay Wiseman, sostiene che la responsabilità sia degli organizzatori per non aver offerto delle attrezzature adeguate.

Il rapporto mio con Libellula è ancora buono, tant’è che abbiamo collaborato più volte e fatto altre performance insieme.

Ora, che alcune persone siano andate in giro a dire che io sono pericoloso perché “faccio cadere la gente” è un fatto accertato e ammesso da quelle stesse persone. Che questa cosa possa rasentare la calunnia, visto come si sono svolti i fatti è pure plausibile.

Gli incidenti capitano, ai migliori come a quelli inesperti.  Sono capitati anche a me durante le performance, come a tutti i bondager che conosco di persona e con cui ho potuto parlare di questi episodi o di cui sono stato testimone e se c’è qualcuno che dice di non aver mai avuto problemi, diffidate perché sta sicuramente nascondendo la verità o nella sua “carriera” si è limitato a fare legature banali. Fare una performance di shibari significa per me ricercare i miei limiti tecnici e quelli fisici della modella, in un contesto artistico che abbia un significato e trasmetta delle emozioni al pubblico. Non fare uno spettacolo banale come se ne vedono tanti, dove si usano, tra le varie cose, anche le corde.

Un incidente che capita per un cedimento strutturale dei punti di ancoraggio della struttura che si sta utilizzando o per l’utilizzo, come fanno in molti, di strutture non nate per il bondage,  non fa che confermare un detto a cui sono affezionato: “le regole di sicurezza sono scritte nel sangue”.

15 COMMENTS

  1. ho letto tutto attentamente… sia qui che su fb… Parto con la premessa che non sono una bondager, quindi poca cognizione di causa , parlo come persona che pratica BDSM
    Non sto a sindacare di chi sia la ragione od il torto… sicuramente c’è una corresponsabilità fra tutte le parti, ma….. e questo ma , mi sembra doveroso, una cosa che mi hanno sempre insegnato anche ai corsi di bondage è che la responsabilità del legato è solo del Bondager… nel senso… se io non mi sento tranquilla dell’attrezzatura dove devo farlo.. non lo faccio, a costo di farmi fischiare dietro se è una performance….
    è un po’ come se ho uno strumento (esempio electrical play) che un bel giorno mi da da pensare…. perchè fa un rumore strano, o perchè che ne so vedo che nn risponde bene.. non dico beh fino a 5 minuti fa andava bene, quindi lo uso.. no lo ripongo e al limite lo porto a controllare..
    ma questa è la mia opinione e ripeto nn sono una bondager..
    detto ciò siamo tutti umani, e per questo non esenti da errori…credo che alla ine invece che scannarsi pubblicamente cercando alleanze o inimicizie, sia molto più profiquo che le parti interessate si sedessero ad un tavolo e trovassero soluzioni.
    sempre con immutata amicizia Aicha

    • Non so che corsi hai seguito e a quali responsabilità totali del bondager tu ti riferisca. Io sono responsabile della manutenzione delle mie attrezzature, del loro uso e di quello che succede a chi viene legato a seguito dell’uso delle mie attrezzature. Le strutture fisse messe a disposizione devono essere verificate e manutenute da chi le ha acquistate e/o installate e/o rese disponibili.

      Riprendo il tuo esempio dello strumento per electrical play… se pensi ci sia un problema e lo porti a controllare (presumibilmente da qualcuno che ne capisce, visto che magari te lo ha venduto o lo ha fabbricato) e ti assicurano che è a posto e poi invece c’è un problema, di chi è la responsabilità?
      Io ho chiesto assicurazioni e ne ho avute (sia verbali, che di fatto… visto che molte altre persone anche molto più esperte hanno utilizzato quella struttura prima di me). Mi sono state date in buona fede, ovvero credendo davvero a quello che si diceva. E per via di quelle assicurazioni ho ritenuto idonea la struttura.

  2. Eccomi !

    Ho appreso di questo sconsiderato e scomposto attacco ai danni di SM Club, attacco uscito su un profilo face book che non è fra i miei contatti, quindi non ne avevo ricevuto notifiche in merito, oltre al fatto che mi è tutt’ora negato l’accesso a quanto scritto su quella bacheca. Ma leali amici hanno provveduto ad informarmi ed a fornirmi tutto quanto è stato detto e scritto.
    Attacco ad SM Club, perché di questo evidentemente si tratta!
    Il titolo difatti non è: “Solidarietà con Libellula” oppure “Aiutiamo Libellula” o ancora “Raccolta fondi per aiutare Libellula”, no il titolo è: “Grave incidente all’SM Club”, che equivale a: “Attacchiamo SM Club”, oppure “Quello stronzo dell’ SM Club” o ancora meglio “Facciamo chiudere SM Club”. Ed in questi termini è stato sviluppato ed “adattato” il TUO racconto dei fatti caro Stefano.
    All’osservatore attento però, ed a chi meglio ti conosce e conosce realmente l’accaduto, il vero “oggetto” e reale scopo dell’attacco non è sfuggito. Prova ne è che gli unici ad averti dato ragione, sono le persone che ti conoscono meno, da meno tempo, e lontane da Roma.

    Stefano è un “educatore” , Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Ma guarda caso, chi invece ti ha risposto in maniera aspra, chi ti ha contraddetto, che ha criticato il tuo intervento, chi ti ha clamorosamente smentito, sono le persone più vicine, che meglio ti conoscono e da più tempo. Fra questi una tua ex compagna, amiche ed amici di Roma che ti conoscono da anni, e addirittura una tua dipendente, dandoti una magistrale lezione di equilibrio, intelligenza e stile. Questo dovrebbe far riflettere i lettori che hai voluto coinvolgere in questa querelle, ma soprattutto te!
    Specifico a tal proposito, che non farò alcun nome, non è nel mio stile, in quanto ho un profondo rispetto delle persone e della loro privacy, non come te che hai invece elencato una teoria di nomi di persone che forse non hanno avuto piacere di questa esposizione. Comprendo che tu non ti poni il problema, che la tua faccia e il tuo nome li hai abbondantemente sovraesposti, ma dovresti avere maggior attenzione verso chi ha un punto di vista diverso, quindi anche diverse esigenze. Ma tanto questo a te non interessa. Vale solo il punto di vista di Stefano, che è legge, e che deve valere per tutti pena l’essere messi al bando, screditati e bistrattati. E via con le palate di merda!

    Certo, Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Userò quindi solo dei nick, come quello di “Libellula” oltre al tuo nome, ma tanto per te la privacy non è un problema. I riferimenti che farò saranno comunque individuati dagli stessi protagonisti, che se vorranno potranno dire la loro, ovviamente assumendosi essi stessi la responsabilità.

    A proposito di Libellula, visto che hai tenuto a specificare che con lei sei in buoni rapporti, in quanto vi siete visti anche dopo, credo sia utile per chi non sa …apprendere che anche io e Libellula siamo in buoni rapporti, e ci siamo visti successivamente al famoso incidente, sia a feste tipo il Ritual che udite udite all’SM Club dove Libellula è stata più volte, anche in tempi recenti. Aggiungo anche, che la cara Libellula ha ingenuamente creduto che tu potessi e volessi aiutarla, credendo magari, pro domo sua, di individuare il “nemico da abbattere” dove lo vedevi tu, ma i fatti hanno dimostrato che così non è stato! Lei con te non ha risolto il suo problema, cosa che se si fosse affidata diversamente probabilmente sarebbe invece accaduto.
    Ma torniamo a noi.
    Caro Stefano mi dispiace ma non hai convinto!
    Butta la maschera, e se proprio io ti sto sulle palle, se la presenza di SM Club a Roma proprio non ti cala, se qualcosa ti rode dentro verso di me, abbi almeno il buon gusto e lo stile di esporti con un attacco diretto sulle motivazioni REALI di questa tua acredine, e parla di te non di altri, non continuare ad usare gli altri e/o motivazioni di facciata per attaccare me. Adesso usi Libellula ed il relativo incidente, e questo fattelo dire ma è molto triste, di volta in volta hai utilizzato persone e pretesti per attaccarmi e colpirmi in maniera indiretta.
    Sarà che io sono fatto un po’ “vecchia maniera” e se ho un qualcosa da chiarire con qualcuno non lo faccio tramite internet, ma di presenza guardando in faccia le persone. E tu stesso me ne sei testimone diretto, in quanto un paio d’anni fa volli chiarire con te un equivoco in merito ad una ragazza, e l’ho fatto guardandoti in faccia, lo ricorderai!
    Ma vogliamo parlare invece di quando hai attaccato la tua dipendente perché ha fatto la madrina ad alcune mie feste e da SEMPRE frequenta SM Club? O quando hai attaccato la tua ex compagna perché ha organizzato un party SM Club utilizzando la sua abitazione sita in un palazzetto d’epoca? Oppure vogliamo tornare indietro di qualche anno, quando hai vietato al miglior maestro di bondage di Roma di collaborare con me e fare corsi di bondage all’ SM Club?
    Era la prima location di SM Club, quattro anni fa, te la ricordi? Eppure io la mano te l’ho tesa più volte. Anche in quell’occasione, io ti proposi di far parte del progetto fin dall’inizio, al fine di creare un punto di riferimento unitario per la comunità BDSM di Roma, vedi …io non ho gelosie, invidie, competizioni, timori nel confrontarmi con gli altri, peggiori, uguali o migliori di me che siano, anzi ritengo che la collaborazione fra le migliori personalità possa dare migliori frutti. E sempre in questa direzione ho agito, molti mi sono testimoni!
    Questo caratterizza la consapevolezza, la forza e la sicurezza di una persona. Tu invece circa due anni prima sul forum di “gabbia” facesti addirittura finta di non conoscermi, per poi ovviamente correggerti e smentirti, dopo che tu stesso mi avevi invece precedentemente contattato per incontrarci, al fine di aprire assieme un locale BDSM a Roma, visto che su quello stesso forum avevi letto che questo era nei miei intenti. Eppure anche li io volli dimostrare un atteggiamento collaborativo partecipando ad un corso di bondage da te organizzato e con insegnante Maestro BD. Come si vede io dico le cose come stanno.
    Si potrebbe pensare invece che per te non sia così. Si potrebbe pensare che tu sia insicuro nel rapportarti alla pari con altre individualità e realtà. Ovvio, meglio avere un TRONO sebbene fra 5 persone. Si potrebbe pensare che Stefano “rosichi” …tutti sanno benissimo che sono anni che cerchi di aprire un TUO locale BDSM a Roma, ma questo nessuno lo ha mai visto. Ma noi attendiamo tutti fiduciosi che tu riesca ad aprire prima o poi un TUO locale, dove tutto è bello, perfetto, sicuro, meraviglioso …e che la LUCE scenda fra noi comuni mortali.
    Dicevo si potrebbe pensare… ma ovviamente non è così, ci mancherebbe.

    Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Peccato perché questa forma di infantilismo ha portato ad un dannoso frazionamento dell’ambiente BDSM romano, ed al formarsi di varie “parrocchiette” litigiose e per lo più sterili. Il che lo rende immaturo rispetto ad altre scene nazionali. Non mi avvicino neppure a paragoni con la realtà europea. A turno tu hai litigato con tutti, ed hai avuto la grandiosa capacità di risultare sempre antipatico. La stucchevole querelle fra te e il VERO presidente di BDSM Roma fa ancora sorridere molti.

    SM Club, nella sua prima location nasce proprio con l’intento di unire e non di dividere, è stato il primo locale in Italia ESCLUSIVAMENTE di carattere BDSM. Con tutto il rispetto per realtà altre, in primis quella milanese, dove Fulvio (l’unico nome che mi concedo perché da lui stesso usato a fianco dell’acronimo BDSM) è davvero lui si, il grande decano italiano del BDSM, il vero riferimento per conoscenza, esperienza, equilibrio e capacità realizzativa. Uguale rispetto va da parte mia alle realtà di Bologna ed alla più recente ma valida ed entusiasmante realtà di Misano.

    Dicevo, la mano io te l’ho tesa più di una volta, e più volte ti ho proposto di collaborare. Non puoi negarlo. All’inizio mi eri anche simpatico, poi sei diventato antipatico, poi indifferente, adesso rasenti il disprezzo …continua continua così!

    Ho letto attentamente quanto è stato da te dichiarato, quante bugie, falsità, fatti spostati nel tempo e “aggiustati” in maniera strumentale. Ma sicuramente è perché non ricordi bene, ci mancherebbe.

    Stefano non dice bugie, è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Tuttavia devo ringraziarti, in quanto nell’arco di questo anno e mezzo mi sono arrivate voci e versioni disparate sul famoso accaduto, mai nessuno mi ha detto certe cose in faccia, ma sono girate tante voci di corridoio e facili giudizi sono stati formulati, specie da chi parla per sentito dire, o da chi pur essendo stato presente NON conosce i reali fatti che hanno determinato l’accaduto, affidandosi nel giudizio più che altro ai racconti di parte di una sola campana, con difese a prescindere basate su rapporti di amicizia. Questa infelice uscita di Stefano mi da finalmente l’opportunità di raccontare come REALMENTE si sono svolti i fatti, visto che IO E SOLO IO conosco quanto è successo prima, durante e dopo l’incidente. Ovvero, le cause che hanno determinato le condizioni affinchè l’incidente potesse accadere, il come è stato gestito il soccorso quella notte, e come mai non si è addivenuti dopo al legittimo risarcimento di Libellula.

    Veniamo ai fatti.
    Nell’autunno 2009 vengo contattato da tale Mya (Mdt), lei devo per forza di cose citarla altrimenti non si capirebbe nulla, la quale mi si propone per organizzare serate BDSM e collaborare con SM Club, con il dichiarato intento di accreditarsi per questo suo nuovo “lavoro” nella città di Roma, dove da poco si era trasferita. Aggiunge di aver anche già contattato altre persone su Roma, alla quale si era proposta (Stefano è uno di questi) ma senza successo. Il che fa sì che lei abbia già il dente avvelenato verso tutti quelli che fino ad allora l’avevano snobbata. Comunque.. Mi propone il famoso evento del 9/10 gennaio 2010, io accetto e lei si mette all’opera. Cerca in tutti i modi di mettersi in mostra, di farmi vedere le sue capacità, disponibilità nel fare, e di conseguenza tende ad accentrare su di se quante più attività operative per la realizzazione dell’evento in questione. Io la lascio fare. Ed ecco che veniamo alla famosa struttura, fatta di tubi innocenti o non so come …visto che nessuno di NOI l’ha mai vista.
    Io una struttura dovevo farmela fare visto che stavo allestendo proprio in quei giorni la nuova location di SM Club. Ma lei insiste che vuol farla fare lei, che vuole dimostrarmi disponibilità e collaborazione, che le piacerebbe entrare addirittura in società in SM Club, e che quindi quella struttura tiene a fornirla lei quasi come fosse da parte sua una dote da portare nell’organizzazione. Ovviamente accetto, non vedo perché non dovrei. Ma passa il tempo, la data dell’evento si avvicina e questa famosa struttura non si vede ancora. Sollecitandola faccio presente a Mya che se vi sono difficoltà la struttura posso farla fare io (era già in programma), lei insiste che ci penserà lei, che anzi ci sta già pensando, ha già pagato un acconto e che questa arriverà a breve. Va beh.
    Attendo invano, e pure la scadenza ultima che le avevo dato affinchè la struttura fosse in sede, ovvero al massimo entro una settimana prima della data dall’evento, passa senza risultato.
    Ho diversi testimoni che ricorderanno questi fatti, e che in quel momento stavano collaborando con me all’allestimento della nuova location dell’ SM Club, ad esempio la mia slave di allora, ed altri amici ed amiche. Non voglio fare nomi, se loro vorranno si esporranno volontariamente.
    Essendo rimasti oramai pochi giorni, era diventato impossibile far realizzare un’altra struttura, ma sollecitata quotidianamente Mya continuava a garantire che sarebbe certamente arrivata per tempo, sebbene ne rimandasse ogni giorno il ritiro dal “tizio” che doveva realizzarla.
    Pensando comunque ad una possibilità alternativa, nel caso in cui gli impegni profusi per il reperimento della struttura non avessero fruttato (cosa che purtroppo è accaduto) si pensa all’utilizzo eventuale dei famosi tasselli al soffitto predisposti per una sling nella precedente gestione che ne aveva fatto un locale gay. Il proprietario mi da garanzia che avrebbe retto a qualsiasi peso, prova ne era proprio le sollecitazioni a cui erano stati sottoposti quei tasselli nel precedente utilizzo. Mi fido delle sue assicurazioni. Ma, dopo avervi fissato catene e moschettoni, non perdo occasione per testare la struttura aggrappandomi con le mani alla catena e rimanendovi sospeso per diversi minuti più e più volte. Io peso 90 kg.
    E giungiamo al giorno del workshop. Mya aveva continuato a rimandare, e quella mattina doveva andare a prendere la struttura per le sospensioni che sarebbero state realizzate da li a poco.
    Eravamo già tutti nei nuovi locali di SM Club. Boxis, il grande maestro francese che ha tenuto il corso, Stefano stesso, e tutti gli altri amici ed amiche iscritti al workshop, gente sia di Roma che venuti da altre città. Tutti contenti, tutti entusiasti. TUTTE PERSONE ESPERTE. Non faccio i nomi e neppure faccio le classifiche fatte da Stefano, su chi è meglio e chi è peggio, su chi è un bondager di livello superiore (come lui ovviamente) e chi invece di livello inferiore, non mi sembra affatto elegante né rispettoso, non mi ergo a giudice di nessuno come invece fa Stefano.

    Ma lui può farlo, anzi lui lo fa sempre, ma sappiamo tutti che Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Eravamo tutti in attesa dell’arrivo di Mya con la “famosa” struttura per sospensioni. Arriva trafelata …e senza la struttura. Dice di aver litigato col “tipo” perché le aveva mancato di rispetto (?!?), e lei era andata via senza ritirare la struttura malgrado l’acconto versato (che si affretta a dirmi non voler rimborsato da me e che ce lo rimetterà lei. Sottopongo quindi a tutti la struttura fissata coi tasselli, informando i presenti della precedente destinazione di utilizzo, e chiedendone un parere sull’efficacia.
    TUTTI e dico TUTTI i presenti ritengono idonea la struttura, e quindi il workshop ha inizio.
    Il resto sono solo chiacchiere a posteriori al fine di chi vuol tirarsi fuori dalle grane.
    Stefano dice una cosa falsa quando sostiene che lui mi si sia avvicinato in un momento successivo per chiedere delucidazioni sulla struttura e/o mostrare perplessità.
    Stefano dice una cosa falsa quando dichiara che io sono a conoscenza che la sua struttura si trova nel furgone fuori dal locale. E’ vero che so che lui ne ha una, ma non certo che ce l’ha disponibile, ed è proprio lì fuori, né lui si è premurato di informare i presenti di questa ulteriore possibilità AI FINI DI UNA MAGGIORE SICUREZZA PER TUTTI, visto che a posteriori dice che non era affidabile. So che Maestro Bd, che è presente, ha una struttura agile e facilmente trasportabile, ed è a lui che chiedo, visto il contrattempo, se può metterla a disposizione (non è una cosa “che confido” a Stefano in un secondo momento come invece lui racconta! Questo è assolutamente falso!). Lo faccio li davanti a tutti, lui accetta, ma è impossibilitato a recuperarla per quello stesso giorno, la porterà l’indomani per il secondo giorno del workshop, e così è.

    Stefano dice bugie? Ma no, certamente ricorda male, in fondo è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    L’evento ha inizio, dapprima col primo giorno di workshop, come da programma, e tutto procede regolarmente, fra l’entusiasmo e la partecipazione generale. Come da auspicio nel mio discorso introduttivo, sembrerebbe che gli antichi dissapori fra individualità che rappresentano le diverse anime e realtà della comunità BDSM di Roma si siano appianate, e una unità operativa di intenti sembra profilarsi all’orizzonte di un nuovo futuro di pace e collaborazione fra tutti.
    Al termine del primo giorno di workshop, andato benissimo, inizia la festa.

    Come molti sanno, il locale di quella vecchia location dell’SM Club è distribuito su due livelli (l’attuale location è su tre livelli). Nel piano superiore vi è l’ingresso e la adiacente zona bar, in quella inferiore la sala, stanze e dungeon. Al momento dell’incidente io mi trovo al bar nei pressi dell’ingresso, improvvisamente vedo salire Stefano con Libellula in braccio, mi dice dell’accaduto, ed immediatamente partiamo per il Pronto Soccorso più vicino, ovvero quello dell’ospedale San Giovanni. Con me, Libellula e Stefano vi è anche un’altra persona, ed ancora un’altra ci raggiungerà immediatamente all’ospedale.
    Stefano perché devi dire quelle sciocchezze, raccontando scene di panico ed accusando tutti di impreparazione? Io ho fotografie e video che ritraggono gente tranquilla e giocosa nel proseguo della serata, che è continuata fra il divertimento di tutti malgrado l’incidente verificatosi, mentre noi eravamo all’ospedale. Perché vuoi far credere che nel locale non vi fosse neppure una cassetta del pronto soccorso? C’era eccome, ma a quel punto non serviva, stavamo già correndo al Pronto Soccorso del San Giovanni. Perché devi dire che hai dovuto insistere per convincermi ad andare all’ Ospedale? Sono stato io il primo che si è fattivamente esposto entrando al fianco di Libellula. E le tue non meglio precisate insinuazioni nei confronti del personale del San Giovanni, sul fatto che sia entrato io e non tu o altri …fa davvero sorridere i polli. Le chiacchiere sono chiacchiere, conta quel che si fa!

    Svolte le dovute premesse, passiamo al fatto VERO e proprio: alla serata del 9 gennaio è accaduto un incidente.
    Poi c’è la tua opinione, personale, è la TUA. E si burla di quella oggettiva. E da quanto scrivi, le contraddizioni, le incongruenze e le cadute di stile non lasciano dubbi sui reali intenti che hanno determinato la prosopopea più vergognosa degli ultimi mesi.
    Ma andiamo con ordine.
    Al workshop cui ti riferisci hanno partecipato numerose persone. Come già scritto, buona grazia avrebbe dovuto suggerirti di tacerne i nomi e le “graduatorie”, per privacy e per rispetto della riservatezza altrui, giacchè se del frequentare le feste TU ne fai una forma di pubblicità personale, per il tuo ego e per la tua attività, spiattellando ciò che fai e con chi, MAGARI C’È GENTE CHE NON GRADISCE ESSERE NOMINATA PUBBLICAMENTE. Critichi gli organizzatori della serata, ma cadi nel più grosso sbagli che un organizzatore di feste BDSM possa compiere. Evidentemente parli di cose che neppure conosci.
    Ma non è colpa tua.
    Ad un “grande educatore” quale sei non è richiesta l’educazione.
    Ma difetti anche di memoria.
    Un tassello ha ceduto e Libellula è caduta. Non è stata colpa Tua. Lo si è detto e ripetuto. È stato un caso spiacevole, un incidente, come è capitato a Bologna ed a Milano neppure troppo tempo fa, è come è capitato anche a Roma ad una festa di BDSM Roma, ma nessuno ne parla …ma guarda un po’.
    Ma quelli non sono casi gravi per TE, giacchè non hai motivi per attaccare quelle organizzazioni. Ciò prescindendo, ti si ricorda che prima di iniziare il corso tutti i presenti – e ce ne stavano molto più esperti di te, nonché te compreso – hanno verificato la struttura, l’hanno saggiata, ci si sono appesi, l’hanno valutata e tutti insieme l’hanno approvata e ritenuta idonea. Avevi dei dubbi? Come mai non li hai manifestati? Come mai non ti sei allontanato dal corso? Come mai non hai avvertito gli altri? Dubbi non avevi perché non se ne potevano oggettivamente avere. O Forse hai preferito tacerli, che magari qualcosa poteva capitare AGLI ALTRI. O forse avevi solo MALCELATE SPERANZE CHE QUALCOSA DI SPIACEVOLE ACCADESSE, purchè non alla tua donna. E per tutta la giornata ti è andata male, perché il corso si è svolto tranquillamente e regolarmente, e la struttura ha retto i pesi, le sollecitazioni e le legature di tutti coloro che ti hanno preceduto.
    TU, DURANTE LA GIORNATA – ERI CON NASCIA, LA TUA COMPAGNA DELL’EPOCA – NON NE HAI USUFRUITO. L’HAI POI FATTO LA SERA CON LIBELLULA. EVIDENTEMENTE QUALCHE DUBBIO L’AVEVI PER DAVVERO, E TI HA SPINTO A NON RISCHIARE L’INCOLUMITÀ DELLA TUA DONNA, MENTRE DI QUELLA DI LIBELLULA TI SEI CURATO DAVVERO POCO. GIACCHÈ NEANCHE LEI AVRESTI DOVUTO SOSPENDERE, PER COERENZA E LOGICA CONSEGUENZA.
    MA POI, SE L’ORGANIZZAZIONE TI SCHIFAVA, AL PARI DEL LOCALE, PERCHÉ DOPO IL CORSO SEI VENUTO ALLA SERATA?
    FORSE SEI PROPRIO TU CHE GIOCHI A BRISCOLA CON GLI ALTRI.
    NON CON LA TUA DONNA, SOLO CON GLI ALTRI.
    Che poi Nascia non fosse tropo convinta potrebbe essere vero…forse ancora dolorante in conseguenza dello spettacolo che facesti al Ritual poco prima..chi assistette a quello spettacolo sa di cosa parlo.

    Ciò non conta ovviamente poiché Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Poi sottolineamo anche che la TUA struttura ce l’avevi bella e pronta nel furgone parcheggiato davanti al locale. Potevi offrirla in noleggio (per carità, sei un commerciante, e si sa che tutto ha un prezzo), ma piuttosto hai preferito fare presente che ce l’avevi solo DOPO l’incidente.
    Incidente, che si ripete e si è sempre detto, non è stata colpa tua. Un tassello ha ceduto. È capitato in altre location senza che il fatto venisse demonizzato
    Ma – come hai più volte tenuto a sottolineare – la poca simpatia che nutrivi e nutri verso gli organizzatori della serata giustifica ampiamente il folle ed isterico attacco di questi giorni. A distanza di oltre 15 mesi dal fatto.
    Ma 15 mesi fa, quando la povera Libellula è caduta….cosa hai fatto TU?
    NON AVEVI LE FORBICI PER TAGLIARE LE CORDE ( e se invece di cadere, un passante fosse scivolato e avesse strangolato Libellula? Le forbici te le doveva fornire l’organizzazione??) .HAI LASCIATO CHE LA GENTE PRESENTE LA MANEGGIASSE INCAUTAMENTE ( una ragazza legata e dolorante, non si sa con quali lesioni… ma scherziamo?). Eri tu la persona più vicina e prima responsabile in quanto l’artefice della sospensione, non gli altri! Ma forse eri tu nel pallone (malgrado il decantato corso di primo soccorso) non gli altri come invece hai tu hai detto.
    HAI CERCATO SUL MOMENTO DI ESCLUDERE LA TUA RESPONSABILITA’ IN OGNI MODO POSSIBILE, altro che aperta ammissione.
    Allora forse non è vero che chi lega ha la piena responsabilità di chi viene legato/a, e forse non sono neppure così importanti le misure di sicurezza, che pur dici ti siano così care ??

    In fondo sei pur sempre un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    In tre subito abbiamo accompagnato Libellula al pronto soccorso, ed io sono stato il primo a muovermi… ma quali “insistenti richieste” , eravate nel pallone ed io ero l’unico che ha mostrato sangue freddo e controllo della situazione, eravamo in tre ma con Lei al momento dell’accettazione ce ne era solo uno. C’ero io da solo! Perché?? Fai il “sorpreso” da questo fatto, insinuando quasi un “oscuro complotto” ad opera del Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni. Ma la verità è che IO sono quello che si è reso più attivo, disponibile e ci ha messo la faccia per sostenere ed assistere Libellula in quel frangente di emergenza. E gli altri due – tra cui tu – dov’erano? Insinui tentativi di insabbiare il caso “denunciando” sorpreso che sul referto medico è stato scritto che era caduta. Ma cosa pensi fosse stato più giusto? Esporre ufficialmente e sputtanare una ragazza di appena 20 anni che frequentava l’ambiente BDSM da appena un mese, dichiarando che stava mezza nuda, legata da un energumeno ed appesa al soffitto dentro un locale sado maso??? Pensi che la Sua famiglia ne sarebbe stata felice dall’apprendere ciò?? Pensi che si sarebbe fatto il Suo bene dichiarando questo??? Certo, tanto a te che ti frega! E mentre io ero dentro al fianco a lei, tu eri fuori a cercare alibi, giustificazioni, ricostruzioni del fatto che escludessero ogni responsabilità. Tu e il tuo amico, vistosamente nel panico totale. Polso di ferro eh?

    Ma è umano, non te se ne fa una colpa. Sei pur sempre Stefano il grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Poi mandasti un’altra persona a fare delle foto al tassello. Ma dicci, cosa ti ha impedito di farle personalmente? Forse ancora ti tremavano le mani, e hai dovuto delegare qualcuno che potesse tener ferma la macchina fotografica. E le foto furono fatte, dici che le hai. Bene, e quindi? MA CHE REPERTO PREZIOSO! Il buco del tassello è rimasto a vista per oltre un anno , sino al Dicembre del 2010. Non è stato tappato, occultato, nascosto. Era lì. A testimoniare che c’è anche chi non ha niente da nascondere chi non ha paura delle proprie azioni, chi non sfugge alla proprie responsabilità. E se foto furono tolte a quella persona, è perché vennero fatte non apertamente ed alla luce del sole, bensì in maniera furtiva e subdola, e questo ha dato molto fastidio al proprietario del locale, che ovviamente lo ha considerato come una grave mancanza di rispetto. Ma ovviamente quelle foto TU non le hai fatte in prima persona né quella sera e neppure in seguito perché sei troppo impegnato, anche a spammare su fb ed altrove.

    Perché tutti sappiano che Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    A proposito, in merito al moschettone (evidentemente non lo sai ma se qualcuno fa montagna, come me, può testimoniarlo, ve ne sono di ridotte dimensioni ma resistenti a grossi carichi) che io avevo inserito in un anello della catena in modo da avere due diversi punti di sostegno, fu invece staccato e sostituito con l’anello che scorreva lungo tutto il corso della stessa, col risultato che ceduto un tassello l’anello è scivolato giù. Puoi fare tutta l’ironia che vuoi ma le cose stanno così, ma non è assolutamente mia intenzione tirare in ballo altre persone. Non l’ho mai fatto né lo farò adesso. Questo è certo!

    L’indomani, nella seconda giornata del workshop, con circa 20 persone presenti, io feci un discorso MOLTO CHIARO. Dissi che vi erano responsabilità da parte di tutti (Stefano, io, Mya e il locale), ognuno per una sua parte, e che tutti DOVEVAMO farcene carico. Sembravamo essere tutti d’accordo e con questo intento ci siamo salutati.
    Ma subito dopo abbiamo assistito a un fuggi fuggi generale, Mdt cerca di pararsi il culo scaricando le responsabilità solo su SM Club , a te non pare vero di cavalcare l’onda …che oltre a pararti il culo ti da l’opportunità di attaccare SM Club, vestendo i panni del paladino di Libellula. Lei poverina si fida di te, che poteva fare non conosceva nessun altro, lei stessa mi disse così quando le consigliai di parlare al proprietario del locale senza essere “scortata”. Difatti io mi ero già attivato col proprietario del locale, che aveva mostrato disponibilità nel risolvere il problema, e risarcire quindi Libellula per mezzo dell’assicurazione.
    Ma invece no, tu ti sei voluto mettere in mezzo e fare “il paladino” perché questo ti faceva comodo, il proprietario del locale vi ha più volte chiesto un preventivo, una fattura, un pezzo di carta da presentare all’assicurazione, ma tu no …accompagnavi Libellula a chiedergli soldi come se si trattasse di uno sportello bancomat !

    Col solo risultato che Libellula non ha preso un soldo. E se le responsabilità dell’incidente sono di TUTTI o di NESSUNO, come ti è già stato fatto presente anche da altri, la responsabilità del mancato risarcimento di Libellula da parte del locale E’ SOLTANTO TUA!
    Ma a te non fregava nulla che Libellula venisse risarcita davvero, a te interessa solo attaccare SM Club!

    Ora, a distanza di 15 mesi, ti sei ricordato di Libellula. PERCHE’ SOLO ADESSO??
    Ripeto ed ancora LO RIBADISCO. All’epoca dei fatti il PROPRIETARIO DEL LOCALE, che è lo stesso che ha dato in uso le strutture agli organizzatori, si è subito RESO DISPONIBILE ad indennizzare il danno, a fronte di un preventivo, che NON E’ MAI STATO PRESENTATO.
    Cosa ti aspettavi, caro Stefano, che il tuo fare “da grande master” in occasione delle volte che hai accompagnato Libellula al locale intimidisse il proprietario, il quale, calandosi le braghe, ti firmasse un assegno in bianco? Ridimensionati. E drasticamente. E non dimenticare che all’epoca ti offristi, galante E VIRTUALE cavaliere, di anticipare le spese che ti sarebbero poi state rimborsate una volta mostrate le fatture. Ma al di là delle parole, di fatti ne hai compiuti ben pochi. Però nel ruolo ti sei calato bene.

    In fondo Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Ora, a distanza di 15 mesi, si ripete, ti sei ricordato di Libellula. PERCHE’ SOLO ADESSO??

    IPOTIZZIAMO L’ASSURDO:
    A) Fino a qualche tempo fa eri osannato a destra e a manca, facevi gli spettacoli al Ritual, eri cercato per avere l’unico fetish shop di Roma, eri una voce autorevole nel panorama capitolino. FINO A QUALCHE TEMPO FA. Ora non più. E non è cercando di svilire gli altri che riconquisterai la tua perduta immagine. Fattene una ragione. E se una cattiva fama ti accompagna, non è cancellando l’episodio del 9 gennaio che risolverai i tuoi problemi, ammesso che tu ne abbia , ovvio.

    Ma è una ipotesi assurda, poiché Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    B) non più di qualche mese fa hai fatto sorridere tutta la comunità per i tuoi attacchi a colpi di miccette a BDSM ROMA, che ora tiri in ballo nuovamente per non si sa quale responsabilità. Stefano, strumentalizzare gli accadimenti ed i guai di Libellula per attaccare i tuoi nemici non è una bella cosa. E non è neppure bello farlo per attaccare una organizzazione che – lo dici tu stesso – non sopporti.

    Sembra quasi che di quel famoso incidente, tu ora voglia fare un ariete per sfondare le porte su cui pubblicamente ti sei infranto più di una volta.

    Ma anche questa è una ipotesi assurda, poiché Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    Sono solo pochi esempi delle incongruenze che appestano le tue personali teorie, e che non sono sfuggite a chi ha commentato il tuo post in maniera tutt’altro che positiva (fanno eccezione quei pochi fortunati che ti circondano da vicino, che ti sono legati da affetto e che quindi – come è naturale – ti sostengono) .

    Avrei anche preferito omettere una replica alle tue illazioni, ma un commento, considerate le nefandezze di cui ti sei riempito la bocca, si è reso necessario.
    A differenza tua , SM Club non ha l’arroganza di illuminare le persone, non è voce della verità. Noi amiamo e viviamo il BDSM … punto!
    E malgrado tutto …riusciamo a farlo organizzando feste da ben quattro anni con cadenza settimanale o quindicinale pressoché regolare. Mi dispiace ma anche di questo devi fartene una ragione!
    Si è solo espressa una opinione, ed una soltanto, giacche la querelle che ti è tanto cara non ci appartiene, e quindi non ci saranno repliche da parte nostra. In fondo, chi c’era, sa. E chi ci conosce, e chi TI conosce, valuterà, se già non l’ha fatto, i reali motivi che ti hanno indotto in questa esclation di ipocrisie.
    Oppure, ed è un aperto suggerimento, puoi sempre dire che SM Club fugge dal controribatterti

    …poiché Stefano è un grande master e bondager, il punto di riferimento del BDSM italiano.

    O forse non lo è più, ammesso che lo sia stato, e gli rode troppo per tacere.

    Saluti!

  3. a parer mio è tutto stato condotto in modo molto superficiale.
    per prima cosa al pronto soccorso si doveva far partire la denuncia senza tacere sul come era avvenuto l’incidente, perchè il responsabile in primis è il proprietario del locale e in italia vigono regole precise.
    dopodichè se lo spazio nn era sufficientemente ampio, se nn c’era la struttura adeguata, se nn si sapeva al 100% che i ganci fossero affidabili, il bondager doveva rifiutarsi di sospendere.
    quindi tutto sommato, la colpa si ripartisce e si divide fra il proprietario del locale, colui che ha fatto la sospensione e la persona sospesa che ha partecipato volontariamente senza prendere le dovute precauzioni.
    (parere personale)

    • Grazie del commento bettyboop.
      Io non ho mai detto di sentirmi esente da responsabilità infatti. Il problema è capire quali sarebbero dovute essere le “dovute precauzioni” a cui tu ti riferisci.
      Per quanto mi riguarda:
      Ho chiesto agli organizzatori informazioni sulla struttura, e loro mi hanno spiegato come quei ganci venissero utilizzati (erano i ganci di sostegno di una sling per le feste gay, quindi in passato persone anche più pesanti della modella venivano effettivamente sospese a quei ganci, anche se il loro peso era ripartito fra 4 punti di ancoraggio e non 2).
      Gli stessi organizzatori della serata hanno affermato di aver fatto delle prove di carico appendendosi in 2.
      Gli organizzatori del workshop hanno a loro volta utilizzato quella struttura per le sospensioni.
      Bondager più esperti di me, come Boxis, hanno valutato quella struttura idonea, sospendendo e lasciando che gli iscritti al loro corso sospendessero a loro volta.
      Non c’erano crepe o fratture visibili dall’esterno (il soffitto era in mattoni pieni e intonacato)
      Non era possibile dall’esterno capire di che lunghezza fossero i tasselli o di che tipo, quindi potevano anche essere, come sostenuto dagli organizzatori, del tipo e dimensione adeguata per lo scopo.

      • credo che il tuo sbaglio sia di riflesso e sicuramente questo ti farà stare più attento le prossime volte (è meglio nn fidarsi mai delle parole).
        per quanto riguarda le dovute precauzioni, onde evitare di nuovo un episodio del genere fai rispettare almeno quelle norme che sicuramente conosci e che in caso di caduta accidentale potrebbero attutire il colpo.
        (se ci sono scalini e poco spazio, rifiutati di fare una sospensioni, perchè poi alla fine le colpe servono a poco se ci scappa il morto, cosa che potrebbe succedere)

      • per quanto riguarda la ragazza, sicuramente è una persona che si è fidata di te che a tua volta ti sei fidato del gancio nn conoscendo la profondità del tassello ne’ la resistenza…l’unica precauzione che poteva prendere era di rifiutarsi o di rischiare.
        per chiudere, visto che stavolta è andata sommariamente bene, consiglio nn richiesto, state attenti e soprattutto accertate che i locali siano coperti da assicurazione

  4. Cosa si impara da questa Esperienza?
    Per me si imparano varie cose:

    1) Nessuno si prende le sue responsabilità (solo Stefano, con questo post si assume pubblicamente le sue)
    2) Le assicurazioni dei locali non ci sono e se ci fossero con una dichiarazione mendace ad un pubblico ufficiale (triage: causa? caduta per strada) vanificherebbe assai l’azione di risarcimento. I miei personali complimenti per la correttezza.
    3) organizzare workShop/corsi/feste non e’ cosa da improvvisare. MA qua pare che tutti siano “spertusoni nati imparati” ed infatti i risultati si vedono.

    Vi e’ andata bene. La differenza tra un dente scheggiato e un bel funerale e’ minima.

    Grazie Stefano per aver dato a tutti una prova di correttezza che era tempo che non vedevo.

    Per come la vedo io la responsabilità finale e’ di chi ha messo a disposizione la struttura e ti ha assicurato che ci si poteva appendere a quei ganci, ma una maggiore dose di Paranoja da parte tua non sarebbe guastata. Sei D’accordo?

    • Quello che mi fa rabbia è sentire gente che si meraviglia del fatto che io abbia voglia di parlarne, pensando che il mio interesse sia tutelare e difendere la mia immagine, mentre invece il mio desiderio è che ci sia una presa di coscienza che gli organizzatori hanno creato i presupposti per un incidente e se ne sono lavati le mani e continuano ad elargire sorrisi e pacche come se niente fosse. Il fatto che siano passati 15 mesi dall’incidente vuol dire solo che c’è una persona che aspetta (anche se con molta rassegnazione) un risarcimento.

      • Io mi spingerei oltre: vorrei che ci fosse una presa di coscienza da parte di tutti su l’importanza di assumersi le responsabilità morali di ciò che si fa.

        Ma questo mi dicono essere un problma dell’i Italia. E ognuno ha la scena che si merita.

        Ci diamo una mano a migliorare la situazione?

  5. ci sono delle imprecisioni: da quello che mi risulta dei membri del direttivo di BDSMRoma ne era presente solo uno non 4 su 5 come tu hai scritto e non mi risulta sia mai stato chiesto aiuto al direttivo dell’associazione un aiuto per questa ragazza (tra l’altro io personalmente sono venuta a conoscenza di quanto accaduto parecchio tempo dopo…), a chi l’hai chiesto questo aiuto stefano? 4 membri su 5 non ne sanno niente….

    • hai ragione.. i membri presenti erano solo 2 e non 4:
      Davide La Greca
      Soter Mulè
      correggo il dato immediatamente

      La richiesta di sostenere una persona che aveva ricevuto un danno è stata fatta direttamente all’allora presidente in carica di BDSMRoma Davide La Greca, insieme ai temi della sicurezza e delle assicurazioni durante le feste, temi che sono stati da me anche riportati in assemblea dell’associazione tenutasi nel febbraio successivo, come si evince dallo stesso verbale dell’assemblea. Credo che sia poi compito del presidente riportare la richiesta al direttivo secondo le modalità migliori. Ho anche proposto allo stesso Davide La Greca di intervenire come BDSM Italia e magari anche promuovere una raccolta fondi (Libellula non ha ricevuto nessun risarcimento dall’SMClub e ha ancora i denti da mettere a posto), ma visto che BDSMRoma si ostinava a non passare in via ufficiale i soci e le relative quote associative, non potevo intervenire autonomamente in qualità di presidente di BDSM Italia per contattare gli iscritti e promuovere una raccolta fondi volontaria.

      Ma anche ammesso (e non concesso….) che io non abbia detto nulla… rimane da chiedersi come mai l’associazione non è intervenuta autonomamente a difesa di Libellula? E anche se tu ne sei venuta a conoscenza tempo dopo, in qualità di membro del direttivo, perchè non hai proposto di tutelare chi, in un ambito bdsm, aveva subito un danno?? Cioè.. un’associazione ha bisogno che un socio faccia una richiesta al direttivo (una delle tante a cui il direttivo non ha dato seguito…) perchè senta il bisogno di agire a tutela di qualcuno???
      E bada bene, che io sono il primo che, se dovesse essere riconosciuta una co-responsabilità di qualche tipo, è disposto a pagare per il danno subìto da Libellula.

      C’è da chiedersi se non si è intervenuti come BDSMRoma perchè a quel tempo parevano esserci collaborazioni implicite i membri della dirigenza che erano pur presenti all’evento pomeridiano senza però aver partecipato al corso… e che avevano da poco fondato una loro società di eventi e l’SMClub stesso (varie immagini con il logo di questa società di eventi campeggiavano in tutto il locale durante quel fatidico weekend) e quindi non si è voluta incrinare una potenziale collaborazione? Ma d’altronde a me sembra che, storia alla mano, si sia più abituati a mettere a tacere questi episodi che a parlarne apertamente, vedasi l’altro episodio in cui una socia di BDSMRoma che si è fatta male durante una Kinky Sunday, non ha ricevuto alcun risarcimento nè dall’associazione nè dal locale. E questo si che era stato chiesto dal sottoscritto anche in assemblea!!!

      Stefano

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