Il BDSM agli inizi non si chiamava BDSM. Veniva chiamato semplicemente SM (o S/M). Sembra una banalità, ma a volte sembra che cadiamo nell’errore di considerare qualcosa che c’è oggi, come qualcosa che “c’è sempre stato”. Non è così. E allo stesso modo, anche la sigla SSC non è qualcosa che è sempre esistita. Se provate a chiedere a persone della vostra comunità BDSM da quando è in uso questa sigla, è quasi certo che otterrete risposte discordanti e molto confuse. Un po’ come se chiedeste a qualcuno quand’è che è stato deciso che la Madonna era vergine (come? pensavate che fosse così da sempre?? Eh… si vede che avete saltato qualche lezione di religione).

Dicevamo che la sigla SSC non è stata sempre presente. Anzi… è possibile definire il momento preciso in cui è nata e anche identificarne l’autore. Quello che molti non sanno è che il significato che si voleva dare a quella sigla, originariamente, era leggermente diverso da quello che si crede oggi.

L’origine dell’SSC

La sigla SSC è nata quando, nel 1983 slave David Stein entrò a far parte di un comitato dell’associazione GMSMA (Gay Male S/M Activist) nata un paio di anni prima, che aveva il compito di stilare una “dichiarazione di identità e gli scopi” dell’associazione stessa. Quello che venne creato, fu un documento che iniziava con “GMSMA è un’organizzazione no-profit per maschi gay nell’area di New York City che sono seriamente interessati in un S/M sicuro, sensato e consensuale“.

Ho volontariamente tradotto l’inglese “sane” in un modo diverso da come lo si traduce abitualmente. Padroneggiando bene la lingua inglese, riesco a cogliere sfumature di significato che a volte rimangono oscure. “Sane” suona molto simile a “sano”, ma il significato di questi termini è molto diverso.

Sane significa “sano di mente” “assennato”, “sensato” e, in qualche modo anche “prudente” o “ragionevole” (tant’è che il suo contrario “insane” significa “fuori di testa”, “pazzo”, “folle”, “squilibrato” ma anche “insensato”… L’espressione “That’s insane!” è una esclamazione come per dire “E’ incredibile!” o “E’ da fuori di testa!” per esaltarne l’eccezionalità più che il fatto che sia frutto di una mente malata). Eppure facendo una banale ricerca su Google e leggendo come viene interpretato tra tanti siti e blog su internet che parlano di SSC ci si rende conto di quanto una cattiva traduzione sia stata frutto di grandi fraintendimenti. Per carità, non tutti, ma sicuramente la maggior parte.

Non ci siamo. Non ci siamo proprio. E non perchè quello che dico/penso io sia migliore del pensiero altrui. In questo blog io non ripropongo pensieri altrui in modo pedissequo. Rifletto e ragiono sul perchè delle cose. Studio, mi documento e cerco di presentare delle tesi in modo ponderato. Semplicemente faccio queste riflessioni ad “alta voce” condividendo i miei pensieri con i miei lettori. Anche questa volta ho voluto capire cosa ci fosse, in origine, dietro la scelta di quei termini. Chi li ha creati? Quando? E perchè?

Molto spesso queste domande non ce le si pone… si copia quello che fanno gli altri e lo si accetta come uno status quo. Qualcuno prima d’ora si era mai soffermato a pensare, ad esempio, se davvero “sano” fosse la traduzione migliore di “sane”? Per fortuna per me (e per chi legge), nonostante i miei anni (anagrafici e di pratica BDSM)

In un articolo del 2000 in cui slave Davide Stein ricorda quel periodo e la stesura di quel documento, egli ammette che quando ha coniato l’SSC, si è ispirato alla comune tradizione americana di augurare un “assennato e sicuro  [sane and safe]4 di luglio” (la loro festa dell’indipendenza, ovvero la principale festa nazionale negli USA).

La stessa espressione “sane and safe” era stata usata in precedenza anche dal Club di Chicago Hellfire per la stesura di una propria dichiarazione sugli scopi del club. Insomma… era qualcosa che “era nell’aria”, per lo meno nella comunità SM gay statunitense. Quello che Stein intendeva con “sano e sicuro”, avendolo sentito tante volte da bambino durante i vari saluti e auguri di rito per il 4 di luglio, fondamentalmente era qualcosa che, nella vita di tutti i giorni, voleva dire “divertiti ma non fare stupidate come bruciare la casa o farti saltare una mano” (il 4 di luglio vengono sparati molti fuochi d’artificio). Insomma, un richiamo al comune buon senso che poi, in età adulta sembrò essere qualcosa di assolutamente pertinente con il mondo SM.

In pratica, quello che Stein e GMSMA volevano significare era qualcosa del tipo “Divertiti, ma tieni la testa sulle spalle e cerca di capire cosa stai facendo così non finisci in ospedale o non ci mandi qualcuno“. Decisamente un significato meno “assolutistico” di quanto io si senta spesso in giro, in cui si inneggia invece ad una sicurezza “perfetta”, come se questa fosse possibile.

Quello che era parte di una dischiarazione d’intenti di un’associazione, divenne qualcosa di molto più visibile durante la Marcia su Washington per i Diritti dei Gay e Lesbiche del 1987 e, successivamente, nel 1993, quando lo slogan SSC, oltre essere presente su tutto il materiale cartaceo redatto dall’associazione, era ben visibile sullo striscione del contingente S/M-Leather-Fetish durante la parata.

Ed è proprio da quella manifestazione, quando migliaia di persone da tutti gli angoli degli Stati Uniti e anche da altre nazioni, furono esposti incessantemente a quel messaggio, che esso venne letto, riconosciuto, fatto proprio e poi diffuso in tutto il mondo.

GMSMA scelse lo slogan SSC perchè sembrò un ottimo modo per contrapporsi all’imperante abbinamento del S/M con comportamenti dannosi, antisociali e predatori. In definitiva, lo scopo di quello slogan non era tanto quello di essere l’ultima parola per creare una definizione di S/M, quanto quello di avere qualcosa di rapido ed efficace da contrapporre a chiunque arrivasse con un bagaglio stereotipato di informazioni, spesso manipolate e distorte. Era un modo per dire “noi non siamo questo!”.

Il messaggio dell’SSC non fu quindi “imposto” in modo obbligato, ma venne riconosciuto da quelle migliaia di persone che parteciparono agli eventi del 1987 e del 1993 a Washington.

Con la diffusione è cominciato anche il fenomeno della distorsione del significato originario di SSC. Molte delle persone che non avevano preso parte a quel periodo di lotta per i diritti e si sono ritrovati in un mondo in cui esistono locali e club S/M ovunque nelle grandi città e in cui i media usano spesso immagini fetish, hanno utilizzato un approccio semplicistico, arrivando a sostenere che tutto ciò che è SSC è buono e tutto ciò che non lo è, è sbagliato.

Nel 1987, quello che il movimento per la difesa dei diritti gay stava cercando di fare era di tracciare una linea tra ciò che era chiaramente difendibile in termini sia di strutture sociali che di benessere personale e ciò che era o indifendibile o, per lo meno, molto dubbio. In pratica, il significato dell’acronimo SSC varia a seconda del significato che si dà ai suoi singoli elementi. Ad esempio, se si traduce “sicuro” come “volto ad evitare rischi non necessari”, allora SSC risulterà avere un significato molto diverso che se lo si interpreta come “privo di rischi”.

Rileggiamo l’intera dichiarazione di intenti di GMSMA del 1983:

GMSMA è un’organizzazione no-profit per maschi gay nell’area di New York City che sono seriamente interessati in un S/M sicuro, sano e consensuale. Il nostro scopo è di creare una comunità S/M più supportiva per maschi gay, sia che desiderino uno stile di vita totale o un’avventura occasionale e sia che si siano appena affacciati all’S/M o che siano esperti di lunga data.
I nostri incontri e le altre attività cercano di costruire un senso di comunità esplorando sentimenti e preoccupazioni comuni. Miriamo ad aumentare la consapevolezza riguardo le problematiche relative alla sicurezza e alla responsabilità, a recuperare elementi della tradizione e a diffondere le migliori informazioni mediche e tecniche disponibili riguardo le pratiche S/M. Cerchiamo di stabilire una presenza politica riconosciuta nell’ambito della più ampia comunità gay per combattere i diffusi stereotipi e preconcetti riguardo l’S/M pur continuando a lavorare con gli altri per gli scopi comuni della liberazione gay”

Va notato, dice sempre Stein, che il primo uso dei termini SSC, è stata fatta in un contesto che includeva anche concetti come comunità, responsabilità, tradizione, educazione e liberazione gay. Quando è stato coniato l’acronimo SSC, nessuno voleva ridefinire l’S/M come qualcosa di intrinsecamente “sano, sicuro e consensuale”, come viene spesso fatto oggigiorno. Chi ha redatto quel documento non era così ingenuo e sapeva bene che vi erano molti aspetti della vita reale S/M che potevano a buon ragione essere considerati non sani, non sicuri e non consensuali.

Quello che la dichiarazione di GMSMA cercava effettivamente di dire non era “Questo è quello che è S/M ed è a posto, nulla di cui preoccuparsi”, quanto piuttosto “Questo è il tipo di S/M per cui noi ci facciamo avanti e che supportiamo. L’S/M può essere dannoso, folle o coercitivo ma non deve esserlo ed insieme cercheremo di imparare a distinguere le due cose“. Se qualcuno ignorava i limiti o era irresponsabile, Stein e gli altri di quel periodo non dicevano “Non sta facendo S/M”, quanto piuttosto “Non sta facendo il tipo di S/M che noi possiamo supportare”.

Sebbene la maggior parte delle persone attive nella comunità S/M considerarono l’SSC come un modo per convalidare una forma di sessualità comunque considerata “malata” o “folle” dalla maggior parte della società, altri interpretarono quella formula come un modo per svalutare l’edgeplay e addirittura la semplice eccitazione legata a queste pratiche, in favore di qualcosa di giochi sessuali più cauti, convenzionali e prevedibili. Non ci volle molto, dopo le prime apparizioni dello slogan SSC che si cominciarono a vedere T-shirt con la scritta “Unsafe, insane, nonconsensual”. Ma fu solo qualche anno dopo che vennero portati degli attacchi strutturati e ponderati all’SSC da parte di preminenti figure della comunità.

Lo scopo di GMSMA, agli inizi, non era quello di definire i termini “sano”, “sicuro” e “consensuale” o di stabilire una sorta di ortodossia. La comunità S/M sapeva bene che dietro quei termini c’era molto di più e che vi erano vaste aree grigie. In particolare la “sicurezza” era un qualcosa che differiva da persona a persona. Una manovra poteva essere assolutamente sicura per un ginnasta ma avere conseguenze gravi per qualcun altro: una sessione di flogging poteva essere piacevole per qualcuno o danneggiare qualcun altro; una sessione di bondage e deprivazione sensoriale potevano essere un’esperienza estatica o qualcosa di traumatico; così come un’esperienza prolungata di 24/7 poteva essere vissuta come il culmine di una vita o come qualcosa in grado di procurare un collasso emotivo.

Rileggiamo il testo della dichiarazione di GMSMA, in particolare dove dice “Miriamo ad aumentare la consapevolezza riguardo le problematiche relative alla sicurezza e alla responsabilità, a recuperare elementi della tradizione e a diffondere le migliori informazioni mediche e tecniche disponibili riguardo le pratiche S/M.” Questo era il contesto in cui l’SSC Sano Sicuro e Consensuale va inserito: essere responsabile, essere consapevole, fare i compiti a casa, prendere precauzioni. Ecco cosa intendevano per “sicuro”: qualcosa di opposto a S/M negligente, irresponsabile o disinformato.. Nessuno di loro, sia nel 1983 che nel 1987 intedeva promuovere un S/M “adatto ai bambini”, un denominatore comune che riducesse l’SM ad un’area giochi per bambini a rischio zero, in cui il dolore non è effettivamente doloroso, il bondage non è effettivamente costrittivo e la dominazione significa farsi ordinare quello che in realtà già si vuole fare comunque.

La formula dell’SSC fu posta come standard minimo per un S/M eticamente difendibile, perchè quella è la base per ogni difesa dei diritti dell’S/M.

Oggigiorno invece, soprattutto nella comunità S/M (o BDSM) etero o pansessuali, l’S/M stesso viene spesso definito in termini di SSC, e lo slogan stesso SSC viene trattato con una reverenza quasi religiosa al punto da essere talvolta definito un vero e proprio “credo”. Invece di chiedere alle persone di pensare a cosa significhi fare S/M eticamente e di fare le distinzioni difficili che a volte è necessario fare (a partire da cosa è giusto e cosa è giusto adesso), molte organizzazioni si comportano oggi come se queste problematiche fossero state tutte risolte, assicurando che comportamenti sadici o masochisticii non riconducibili all’SSC non sono affatto S/M ma qualcos’altro, sia esso abuso, o violenza domestica o scarsa autostima.

Solo perchè un’interazione S/M è SSC non significa che sia fatta bene, che sia fonte di reciproca soddisfazione o che valga la pena di emularla! Essere SSC da solo, non basta! L’adorazione per l’SSC è scaturita contemporaneamente al periodo in cui le attività S/M hanno cominciato ad essere indicate come “play”, i praticanti come “players” e gli strumenti come “toys”.

Gli altri due termini della triade SSC, “sensato” e “consensuale” furono lasciati volutamente più vaghi da Stein e dal GMSMA. “Sensato” perchè è comunque vago, una volta superato il significato più ovvio, ovvero “capace di distinguere la fantasia dalla realtà” e “consensuale” perchè, a quel tempo, non era ancora evidente quanto fosse un aspetto complesso e delicato.

Infatti a quei tempi non c’era il beneficio di oltre due decadi di successiva presa di coscienza sul problema della consensualità e di quanto fosse difficile, in effetti, separarsi da un partner abusivo. Non si discuteva se il consenso fosse qualcosa da dare una volta e basta o se doveva essere continuamente rinnovato, con tutti gli esempi, oggi familiari, della “consensualità non consensuale”. Senza un contesto ed un’analisi chiara, è facile considerare questo elemento della consensualità come analogo alle regole contro il “date rape” (stupro perpetrato da persona conosciuta), ovvero significare che il Top, Dominante o Master/Mistress deve fermarsi e chiedere permesso del bottom, sottomesso o schiavo/a ogni volta che il tipo di attività cambia. Questo può andar bene per delle sessioni tra persone che sono semplicemente interessate a condividere certe sensazioni, ma significherebbe sovvertire completamente non solo qualunque relazione Dom/sub o Master/slave, ma anche quelle scene di S/M intenso in cui il bottom smette di parlare ed è temporaneamente incapace di fare delle scelte.

Nel 1983, GMSMA ha dovuto fare una scelta tra esplorare/discutere/difendere l’intero spettro dei comportamenti S/M, scoprendo il fianco ad attacchi basati su tutti i casi di sadomasochismo predatorio che i critici potevano scovare, o limitare il campo in qualche modo. Affermando che loro erano interessati al “S/M sensato, sicuro e consensuale” cercavano di creare una distinzione basilare tra il bondage, la tortura o il controllo amministrati su un partner consenziente per il reciproco piacere e soddisfazione e, dall’altra parte, l’uso coercitivo di vittime non consenzienti. Stein e i suoi compagni pensavano che questa restrizione non avrebbe lasciato alcuna base razionale di critica e facendo emergere la più fondamentale fobia per il sesso che sottende la maggior parte dei tentativi di controllare l’espressione sessuale.

Inoltre, l’enfasi sull’SSC serviva anche all’interno della comunità per aiutare chi aveva internalizzato certi pregiudizi ad accettare il fatto non si doveva diventare una vittima o un predatore per soddisfare le proprie voglie e necessità di dolore e controllo. SSC diventò un ottimo modo per portare l’S/M alla luce del sole, costruendo un nuovo linguaggio per parlare di esso.

Concludendo, il concetto di SSC, come abbiamo visto è stato spesso strumentalizzato ed utilizzato in modi diversi da quelli per cui era stato pensato agli inzi.

Purtroppo, per come viene comunemente interpretato oggi, con il suo approccio “totalitario” e “normativo” risulta spesso troppo semplicistico e ha portato molte persone a scegliere di sviluppare nuovi acronimi che fossero più rappresentativi anche di pratiche comuni del mondo BDSM, ma che l’SSC finiva per escludere. Dall’altro lato, la ricerca di questi nuovi acronimi, hanno segnato, di fatto, il tramonto dell’SSC, che sta perdendo sempre più la sua efficacia e riconoscibilità.

Per carità, come si evince dal numero di referenze della ricerca di Google postata all’inzio dell’articolo, l’SSC è ancora ben lungi dall’essere del tutto fuori gioco. Resta qualcosa di facilmente orecchiabile, come uno di quei motivetti estivi che anche a distanza di anni ci si ricorda anche se non si sa chi l’ha scritto e quali fossero le parole. Ma proprio come quei motivetti, l’SSC non riesce più a far breccia ed il fatto che esistano mille occasioni di confronto, di lettura, di studio ha reso evidenti i suoi limiti e fa sì che sempre più persone e sempre più precocemente nel loro approccio al BDSM, decidano di sposare acronimi diversi, quali RACK o il “neonato” CCCC.


Approfondimenti:
Il testo di David Stein (bozza 2000)
Il testo di David Stein (versione 2002)