Nel mondo BDSM il nome di Nobuyoshi Araki evoca immediatamente immagini di corde, corpi femminili e atmosfere sospese tra erotismo e arte. Eppure fermarsi a questa lettura significherebbe cogliere soltanto la superficie di un autore che, nel corso di oltre cinquant’anni di carriera, ha costruito una delle opere più personali, controverse e influenti della fotografia contemporanea.
Dal 18 luglio al 17 ottobre 2026 la Pinacoteca Carlo Contini di Oristano ospita Secret Pages, una mostra curata da Sonia Borsato e inserita nel programma del Dromos Festival 2026, dedicato quest’anno al tema dei segreti.
Un’esposizione che raccoglie 122 opere provenienti dalla Collezione Molinas Balata e che offre un’occasione rara per avvicinarsi a un artista spesso citato, spesso discusso, ma non sempre realmente compreso.
Araki oltre il mito
Per molti appassionati di bondage e cultura giapponese Araki rappresenta una sorta di figura inevitabile.
Le sue fotografie di donne legate secondo l’estetica del kinbaku hanno contribuito in maniera decisiva alla diffusione internazionale di un immaginario che oggi consideriamo quasi scontato: corde che scolpiscono il corpo, interni tradizionali giapponesi, atmosfere teatrali e una tensione costante tra vulnerabilità e potere.
Ma il vero tema delle sue immagini non sembra essere la corda.
La corda è piuttosto uno strumento narrativo.
Ciò che Araki fotografa davvero è il tempo.
Ogni sua immagine appare come un tentativo di trattenere qualcosa che inevitabilmente sta già scomparendo.
Erotismo, morte e memoria
Chi osserva con attenzione l’opera di Araki scopre rapidamente che il desiderio non è mai separato dalla malinconia.
Dietro l’apparente provocazione delle sue fotografie emerge continuamente la consapevolezza della fragilità dell’esistenza.
La bellezza è destinata a sfiorire.
L’amore è destinato a cambiare.
Il corpo è destinato a invecchiare.
Persino il desiderio, per quanto intenso, non può essere trattenuto per sempre.
È proprio questa tensione che rende le sue immagini così potenti. L’erotismo non viene celebrato come conquista, ma come esperienza profondamente umana e inevitabilmente transitoria.
Da questo punto di vista le sue fotografie dialogano con una sensibilità molto presente nella cultura giapponese: l’accettazione dell’impermanenza delle cose.
Il kinbaku come linguaggio visivo
Tra le opere esposte trovano spazio anche immagini ispirate alla tradizione del kinbaku.
Per chi pratica o studia l’arte della legatura giapponese sarà interessante osservare come Araki se ne appropri attraverso un linguaggio profondamente personale.
Le corde diventano elementi compositivi.
Disegnano linee.
Creano tensioni visive.
Guidano lo sguardo.
Le modelle appaiono spesso immobili, quasi impassibili, immerse in una dimensione sospesa che ricorda il teatro tradizionale giapponese più che la pornografia occidentale.
Naturalmente non sono mancate, nel corso degli anni, le critiche. Alcuni hanno letto queste immagini come oggettivazione del corpo femminile, altri come una riflessione complessa sul desiderio e sulla rappresentazione. Il dibattito continua ancora oggi ed è probabilmente uno dei motivi per cui l’opera di Araki mantiene intatta la propria capacità di provocare domande.
Le Polaroid e il diario della vita
Uno degli aspetti più interessanti di Secret Pages è la forte presenza delle Polaroid.
Ben 101 delle 122 opere esposte appartengono infatti a questo formato.
Per Araki la Polaroid non è mai stata soltanto una tecnica fotografica.
È un modo di stare nel mondo.
L’immediatezza dell’immagine istantanea gli consente di trasformare la fotografia in una sorta di diario continuo, dove ogni incontro, ogni emozione, ogni dettaglio quotidiano può diventare memoria.
Guardando queste opere si ha spesso la sensazione di sfogliare le pagine private di una vita vissuta intensamente, senza sapere esattamente dove finisca il documento e dove inizi la finzione artistica.
Forse è proprio questo il segreto che attraversa l’intera mostra.
Le fotografie di Araki non raccontano mai tutto.
Mostrano e nascondono allo stesso tempo.
Invitano a guardare, ma rifiutano di spiegarsi completamente.
Come ogni vero segreto, continuano a esistere proprio perché non si lasciano afferrare fino in fondo.
Informazioni sulla mostra
Nobuyoshi Araki – Secret Pages
A cura di Sonia Borsato
Pinacoteca Carlo Contini
Via Sant’Antonio, Oristano
Dal 18 luglio al 17 ottobre 2026
Inaugurazione
Sabato 18 luglio 2026, ore 19.00
Ingresso libero



