punizione

Se avete avuto una relazione D/s, vi sarete sicuramente ritrovati a confrontarvi con i concetti di sbaglio, errore, correzione e punizione prima d’ora. Magari avete affrontato e superato questi ostacoli in modo corretto e magari avete già sviluppato una vostra sensibilità su queste questioni. Ma è possibile anche che siate alle prime armi e che questi problemi vi risultino ostici. L’argomento degli errori e delle punizioni è un punto estremamente delicato. Ci vuole molta esperienza, sensibilità e calma per affrontare queste situazioni risolvendole in modo positivo. Questo argomento è uno di quelli su cui più di tutti mi piace confrontarmi, proprio perchè ho visto (a volte sulla mia stessa pelle) come si può finire per restare bloccati e rovinare una relazione, pur partendo dalle migliori intenzioni.

Una relazione D/s è basata su regole e disciplina ma, nonostante l’impegno e l’attenzione da parte di entrambi, può succedere che si verifichino degli scivoloni che creano una piccola crisi e che devono essere affrontati e risolti. Quello che andremo ad indagare è, fondamentalmente, come gestire in modo efficace la differenza tra le aspettative che si avevano ed il risultato ottenuto in un determinato contesto. In pratica cosa fare quando mi aspetto A ed ottengo B.

A differenza di un incidente, sbagli ed errori non hanno bisogno necessariamente di due con-cause perchè si verifichino. Può bastarne una sola. E questo li rende non solo più frequenti, ma anche più imprevedibili.

Differenza tra sbaglio ed errore

Una delle prime cose che voglio affrontare in questa analisi è proprio la differenza tra sbaglio ed errore. Ancora una volta non mi stancherò mai di far notare come sia importante dare ad ogni parola il significato corretto, proprio per evitare fraintendimenti e confusioni. Questi due termini sono spesso usati come se fossero la stessa cosa, ma in realtà sono profondamente diversi.

L’errore come parola, con la sua desinenza in “-ore” mi fa pensare a qualcosa di indefinito, privo di geometria. Pensate al sentore inafferabile, allo splendore diffuso, al gonfiore localizzato ma senza un perimetro definito, alla vibrazione riecheggiante del dolore e al sapore che si scioglie nel buio della bocca. Queste sono tutte parole che riguardano delle sensazioni e che non sono facili da definire perchè non sono definizioni puntuali. E lo stesso vale per l’errore.

Il verbo errare presuppone e descrive un vagare: nell’errare non si fila lungo una via retta e l’errore segue un percorso imprevedibile. Proprio l’abbandono della via retta segna l’errore quale allontanamento dal giusto, dal corretto, dal morale o dal razionale.

Mentre lo sbaglio (che ha lo stesso etimo di “abbaglio”) ci comunica una deviazione istantanea, una scivolata, un passo falso, un lampo di disattenzione, l’errore ha un che di sistematico, è integrato in un’organizzazione ideale, magari lo manteniamo e lo ripetiamo più volte. Insomma, è un vero e proprio vagare fuor di via.

Posso dire che per sbaglio scambio due cifre, mentre invece faccio un errore metodologico. Anche la portata del risultato è diversa. Uno sbaglio ci sposta relativamente poco dal percorso originale, mentre un errore può portarci in direzioni molto distanti da quelle che ci eravamo prefissati.

Il diverso peso di sbaglio ed errore si ripercuote anche sulla loro fertilità: lo sbaglio è solo uno sbaglio; l’errore è connaturato nella costruzione della conoscenza.

Quando ci riferiamo al contesto delle relazioni BDSM, dovremmo più correttamente parlare di sbagli, perchè parlando di errori tendiamo ad implicare e a comunicare con il metalinguaggio un qualcosa di metodologico, di intrinseco, generando spesso un senso di frustrazione e di inadeguatezza.

PRIMO PUNTO: diamo alle cose la giusta prospettiva: errore e sbaglio sono due cose diverse!

Chi commette l’errore?

In una relazione D/s le regole di condotta sono stabilite dal Dominante. Se c’è un errore metodologico è quindi il dominante a commetterlo, mentre a sbagliare, ovvero a saltare una delle regole o a non seguirla correttamente è il sub.

Entrambi sono coinvolti nel processo ed entrambi sono responsabili. Molto spesso (sicuramente molto più spesso di quanto si percepisca o di quanto si voglia ammettere), uno sbaglio è frutto di una cattiva comunicazione e di una cattiva programmazione delle azioni. Il dare per scontato, il non detto sono i primi elementi che conducono ad uno sbaglio.

Quando un sub commette uno sbaglio, che cosa dovrebbe verificare un Dominante? Ci sono una serie di punti che servono a capire quanto si è coinvolti nel verificarsi dello sbaglio commesso.

Domande quali: Ho dato io tutte le informazioni necessarie? Quelle informazioni erano state comprese nella maniera corretta? Ho verificato tale comprensione? C’era possibilità di scelta autonoma nel seguire quella regola o quell’ordine?

In pratica, bisogna chiedersi “cosa sa la sub”?

Facciamo un esempio pratico: io dò come ordine “Domani mattina preparami la colazione”. Fermatevi un attimo a pensare a quanti elementi di incertezza potete trovare in una frase del genere. Se voi riceveste un ordine di questo tipo, sapreste esattamente cosa fare o dovreste ipotizzare o, peggio, tirare ad indovinare?

In realtà in quell’ordine mancano molte informazioni: a che ora, dove (a letto, in cucina), cosa (caffè, tè uova con il bacon), in che modo (formale, informale)…

A chi spetta eliminare questa incertezza? Ad entrambi. Sono sicuro che molti di voi avranno pensato che spetti solo ed unicamente al Dominante, ma non è così. Lo dico ancora una volta: una comunicazione non corretta è responsabilità di tutti.

L’errore non è solo dato da omissioni di informazioni. A volte può essere il risultato di una cattiva pianificazione. Se chiedo di preparare la colazione ma poi mi alzo tardi oppure chiedo di preparare una colazione di 3 portate ma non mi rendo conto di non avere il tempo per fare la colazione in quel modo, sto vanificando gli sforzi dell’altra persona perché non ho saputo programmare bene il mio tempo.

SECONDO PUNTO: bisogna focalizzarsi prima di tutto sul prevenire l’errore o lo sbaglio migliorando la propria capacità di analisi, di programmazione e di comunicazione.

Bisogna punire l’errore o lo sbaglio?

L’errore, come abbiamo visto, è un problema metodologico che coinvolge anche il Dominante. Per questo motivo non si deve scaricare la responsabilità di un errore solo sul sub, tanto meno punirlo come se la colpa fosse unicamente suo.
Se entrambi sono  coinvolti nel processo che porta ad un errore, perché la punizione dovrebbe colpire solo una persona?

TERZO PUNTO: non scaricare le proprie colpe sugli altri. E’ molto più facile riuscire a mantenere la rotta se tutti e due sentono che l’altro si sta impegnando e mettendo in gioco tanto quanto facciamo noi.

Correzione e punizione

Bisogna introdurre adesso un’altra importante distinzione, quella tra correzione e punizione, perchè dobbiamo capire quale delle due applicare quando c’è una situazione che non ci soddisfa, Infatti dobbiamo analizzare e capire se ci troviamo di fronte ad un errore nel metodo, se il sub ha fatto uno sbaglio o se sta mancando di rispetto o disobbedendo.

La prima cosa da fare per seguire un processo ordinato, è quella di applicare una correzione, non una punizione.

La correzione è un insieme di azioni ed informazioni che servono a completare ed integrare il quadro generale, rendendo più chiaro quale sia il comportamento atteso ed il perchè lo si desidera. E’ quindi un primo rimedio a delle possibili mancanze nella comunicazione iniziale.

La correzione è necessaria quando c’è un errore, proprio perchè è qualcosa che coinvolge entrambi (e quindi non ha senso punire) o quando uno sbaglio si presenta per la prima volta, perchè ci si rende conto che non si erano date tutte le informazioni necessarie a fare la cosa nel modo giusto. Bisogna correggere la rotta senza che questo scateni la paura della punizione che può portare alla paura di agire.

Se non si puniscono gli sbagli o gli errori, quando va usata la punizione? Vanno usate sicuramente quando ci si trova a che fare con la disobbedienza o con la mancanza di rispetto. La disobbedienza significa conoscere una regola e ciò nonostante ignorarla, trascurarla o dimenticarla.

Oltre alla disobbedienza vanno puniti quei comportamenti che travalicano le regole in essere e costituiscono dei torti verso il Dominante/compagno. Si può anche eseguire un ordine pur mancando di rispetto e questo non è qualcosa che crea i presupposti per una sana relazione D/s.

Ci sono due tipi di punizione: la punizione negativa e la punizione positiva.

Punizione negativa: consiste nella privazione di qualcosa di piacevole. Un esempio tipico: a letto senza cena o niente attività ricreative per un periodo di tempo.

Punizione positiva: consiste nell’applicazione di un’esperienza spiacevole. Che si tratti di una “classica” sculacciata o del dedicare tempo ed energie ad attività tediose o faticose.

Sebbene entrambe le categorie siano una “punizione”, non sono affatto interscambiabili come se nulla fosse. Una regola a riguardo è che se una persona per paura non riesce a concentrarsi, la punizione positiva non è quella indicata.

Immaginate una persona che ha paura dei ragni e gliene infilate uno in tasca durante un compito di matematica. Sculacciarla perché fa male il compito non gli farà certo passare la paura dei ragni nè ora nè mai.

La punizione: tra giustizia e rabbia

La sequenza che porta alla punizione è spesso questa: il sub mette in atto il comportamento indesiderato. Il Dominante cerca di fermare il comportamento, spesso parlandone, confrontandosi o cercando di calmare l’altro. Quando tutto ciò fallisce, perde la pazienza, si arrabbia a sua volta, e sfruttando la posizione di potere che occupa, minaccia ed infine somministra la punizione.

Che cosa comporta questa sequenza di eventi? Proviamo ad analizzare i punti critici, per poi capire come migliorare.

Nella descrizione appena fatta, la punizione non ha alcun nesso logico che la colleghi al comportamento indesiderato. Questo non aiuta a concentrarsi sul modo per rimediare e per evitare di commettere lo stesso sbaglio.

Quando la rabbia svanisce, spesso è difficile, per chi ha il ruolo autoritario, persistere nell’applicazione della punizione. A volte succede che si applica la logica del “Muoia Sansone con tutti i Filistei” e si finisce per dare una punizione in preda alla rabbia in cui anche noi ci perdiamo qualcosa. Se, per amore di quella cosa, decidiamo poi di darla ugualmente, finiamo per minare la nostra stessa autorità.

Facciamo un esempio per chiarire questa situazione. Decidiamo che la punizione per una disobbedienza o una mancanza di rispetto è “non fare sesso con il/la sub per un tot di tempo”. Però a noi fare sesso con lui/lei piace, ne abbiamo voglia anche noi ed è qualcosa che ci dispiace non poter fare. Quindi, quando ci passa l’arrabbiatura decidiamo che abbiamo comunque voglia di far sesso e lo facciamo. A quel punto la punizione non c’è più e abbiamo creato un conflitto con la nostra stessa autorità ed autorevolezza.

Quando possibile, bisogna considerare la punizione come un modo per rimediare a quanto non si è fatto correttamente. In questo modo, alla fine della punizione, la situazione sarà stata appianata. Se il sub ha dimenticato qualcosa, la punizione migliore è quella che permette anche di recuperare quanto si è dimenticato di fare.

Di sicuro la punizione non deve essere considerata o percepita come una “vendetta”. La disciplina, all’interno di un rapporto D/s, è qualcosa di superiore agli stati d’animo. Così come si ubbidisce e si seguono le regole ed i protocolli anche quando si è di malumore, così le violazioni di quelle regole non devono essere considerate automaticamente come un affronto personale. Quanto più si riesce ad analizzare in modo neutrale ed obiettivo una violazione e ad amministrare una correzione/punizione in modo altrettanto serafico, tanto più sarà efficace, perchè come abbiamo visto è importante che entrambi sentano di lavorare ed impegnarsi allo stesso modo nel mantenere quella struttura di regole e disciplina.

Un nuovo approccio: dalla punizione alla conseguenza

La conseguenza include l’idea che tutti noi dobbiamo sostenere sulle spalle i risultati delle nostre azioni. La conseguenza è qualcosa di naturalmente collegato a quello che facciamo. Può essere chiaramente espressa nel momento stesso della richiesta: “se arrivi in ritardo perdi il treno”. Nessuno pensa che il macchinista abbia voluto farci un dispetto o punirci in modo ingiusto. Riusciamo a collegare immediatamente il nesso di causa ed effetto. La volta successiva ci impegneremo per arrivare puntuali o addirittura in anticipo per evitare una conseguenza spiacevole.

Questo approccio ha dei vantaggi significativi. Innanzitutto la conseguenza è comunicata senza acredine, evitando di manifestare astio o rabbia verso il sub, che viene con naturalezza “messo di fronte” alla semplice conclusione del suo operato.

La conseguenza è collegata logicamente (e spesso anche temporalmente) all’intemperanza/trasgressione e tale nesso logico deve essere chiaro e cristallino.

Addestramento basato sulla disciplina o basato sulle ricompense?

Questo cambio di paradigma introduce i concetti di reward (ricompensa) e reinforce (rinforzo): anche qui è importante far notare come non siano affatto la stessa cosa.

Il reward (la ricompensa) è qualcosa che viene dato all’altra persona e che per lei ha un grande valore (attenzioni, gioco, sesso, etc). Diamo il reward per rinforzare un comportamento che ci è piaciuto o il raggiungimento di un obiettivo. Il rinforzo è qualcosa che fa sì che un certo comportamento si ripeta nel futuro; in questo senso il reward è una forma di rinforzo. Il malinteso che spesso si riscontra è causato dal fatto che anche qualcosa di spiacevole può essere una forma di rinforzo (in quel caso si parlerà di rinforzo negativo).
Il reward è un qualcosa di tangibile, un vero e proprio premio, mentre il rinforzo è un’azione (es. complimento).

Il reward non deve essere dato come una bustarella per corrompere, non è un anticipo o un incentivo iniziale, ma deve essere dato al compimento di un’azione approvata, basata su un piano organizzato.

Dallo sbaglio al perdono

Ho già affrontato in un altro articolo del sito il tema dell’errore e del valore del perdono spiegando in dettaglio il processo che porta dal primo al secondo. Consiglio a tutti di leggerlo per approfondire quei concetti, perchè sono utili anche all’interno di questo nostro discorso.

Volendo riassumere brevemente, posso dire che ci sono diversi step, 5 in tutto, che portano dall’errore/sbaglio al perdono. Ognuno di essi è fondamentale e non può essere omesso.

1) Sbaglio o disobbedienza

Sul cosa siano ne abbiamo parlato in modo esaustivo qui sopra.

2) Ammissione/riconoscimento

Capire ed ammettere di aver commesso un errore è un passo importante. Questo può avvenire autonomamente o perchè qualcuno ce lo fa notare. Ma senza questo passaggio non si potrebbero comprendere, seguire ed accettare i passaggi successivi. Come vedremo più avanti è importante che un errore venga riconosciuto prima possibile e qui sta l’importanza dell’attenzione sia da parte del sub, che, soprattutto, da parte del Dom.

3) Pentimento

Proprio perchè lo sbaglio o la disobbedienza commesso hanno comportato un’incrinatura, è necessario ed importante che lo si percepisca come un comportamento che non si doveva tenere e da non ripetere. Il pentimento è quindi la fase in cui si accettano le conseguenze del proprio comportamento errato.

4) Rimedio-Correzione/Punizione

Anche qui abbiamo visto di cosa si tratta e di quali siano le differenze

5) Perdono

Solo quando si è arrivati a questo punto chi ha subito il torto è pronto per perdonare in modo sincero. Riuscireste a perdonare chi non si è pentito o chi non si preoccupa di porre rimedio o non accetta una giusta punizione? Io personalmente no…


Il perdono è per chi si pente. Il perdono è per chi cerca di riparare al male che ha fatto. (Giorgio Faletti)

Superare gli ostacoli

Questo processo in 5 step è importante che si svolga ogni volta che la situazione lo richieda (come abbiamo visto, ad esempio, nel caso di sbagli ripetuti, disobbedienze, mancanze di rispetto) e che si svolga il prima possibile. Infatti è difficile pentirsi sinceramente se qualcosa ci viene fatta notare giorni, settimane o mesi dopo essere accaduta e quindi la relativa punizione (perchè probabilmente rimediare è impossibile) verrà ritenuta ingiusta, anche perchè scattano meccanismi del tipo “se me lo avessi fatto notare subito, magari avrei potuto fare qualcosa per rimediare… ora posso solo essere punito/a”. La tempestività serve a non far incancrenire il dolore legato all’errore. Tutto il processo che porta al perdono ne risulterebbe viziato e il perdono stesso avrebbe il sapore di una sorta di vendetta servita fredda. Tutte cose che non fanno bene ad alcuna relazione, tantomeno ad una relazione D/s.

Il perdono deve arrivare a cancellare una volta per tutte le colpe e soprattutto deve essere accompagnato dal dimenticare la colpa commessa. E qui si entra in un terreno delicato, perchè se da un lato è giusto che non ci si trascini episodi passati e ce li si continui a rinfacciare, non bisogna nemmeno rischiare che certi errori vengano ripetuti più e più volte senza che questa sequenza venga interrotta. Come si dice? Se mi freghi una volta è colpa tua, ma se mi freghi due volte è colpa mia.

La tecnica dello schedario minimo

Immaginate un archivio in cui ci può stare qualunque cosa, ma solo in un esemplare per ogni tipo. Immaginate che ognuna di queste caselle sia ben chiusa a chiave e che questo archivio sia dedicato agli sbagli commessi dalla propria sub. Quando la sub commette un determinato sbaglio, dopo aver seguito l’iter descritto prima, lo si incasella con lo scopo non di tirarlo fuori per rinfacciarlo, ma di verificare che non diventi un errore abituale.

Così facendo possiamo andare avanti senza inciampare continuamente nel ricordo degli errori commessi in passato, perchè l’archivio è ben in ordine e tutto è chiuso a chiave, magari a doppia mandata. Questo dovrebbe limitare la possibilità di tirar fuori qualcosa durante una futura discussione relativo a qualcuno di quegli errori passati, perchè non è stato ben chiuso o perchè lo si è lasciato in giro.

Allo stesso tempo però, se un errore (o una tipologia di errore) viene commesso più volte, si scoprirà che quella casella è già piena e si avrà modo di scegliere quale dei due oggetti tenere (quindi quale dei due errori è quello più grave o quello più rappresentativo o, semplicemente, il più recente di quella tipologia di errore). Sforzandosi di tenere questo archivio in ordine, si otterranno molti vantaggi.

Al momento di dover giudicare un errore, proprio perchè lo si fa tempestivamente e perchè si è abituati a non richiamare costantemente gli errori del passato, lo si potrà giudicare per la gravità oggettiva di quell’azione e non per il pregresso di frustrazioni di situazioni non risolte. Ancora una volta vi ricordo che questo è un approccio che deve essere affrontato senza emotività.

L’errore, per quanto grave, non è un attacco personale al Dom, è un ostacolo nella crescita della sub.

Quali sono i benefici di questo approccio? Prima di tutto una migliore comunicazione in un momento cruciale come quello dell’errore, in cui la sub è emotivamente vulnerabile e il Dom potrebbe, involontariamente, riversare su di lei le proprie frustrazioni. E’ uno scenario più comune di quanto si pensi. La reazione della sub, nel caso in cui le si riversi addosso anche il peso di colpe pregresse, può essere quella di sentirsi inadeguata e quindi incapace di compiacere il proprio Dom, con il rischio di provocare una paralisi anzichè di spronarla a dare il meglio o a dare di più. Togliendo questa componente, il focus rimane sul presente, ogni errore viene visto come singola entità e trattato come tale.

Ma che succede quando lo stesso errore viene commesso più volte? Come comportarsi nel caso di recidiva? Semplice.
Non cambia nulla.

Ma come? Direte voi? Non cambia nulla anche se una sub fa più volte lo stesso errore?

Non fraintendetemi… Non cambia nulla nella gestione del singolo errore, anche se è stato commesso 1000 altre volte. Siate logici. Se io voglio che la mia sub mi riempia il bicchiere e lei ogni tanto lo dimentica, alla decima o centesima volta cosa pensate di fare? Di torturarla per giorni per un errore di poco conto? Vi fareste trascinare nel vortice di sommare le colpe.. anche magari quando queste dovrebbero essere già state espiate con un rimedio o punizione precedenti.

Quello su cui dovete concentrarvi, invece, è nel pensare a come fornire un metodo che aiuti la vostra sub a non commettere ancora lo stesso errore. La vostra sub continua a dimenticare di comprare qualcosa quando fa la spesa? Insegnatele a scrivere una lista anzichè cercare di tenere tutto a memoria, piuttosto che aumentare progressivamente la durezza della punizione al ripetersi dell’errore. In criminologia, infatti, esiste un limite alla durezza della pena oltre il quale questa non diventa più un deterrente per il crimine. E così è nelle relazioni D/s: lo spauracchio di centinaia di frustate non sono sufficienti per evitare l’errore. Soprattutto se manca l’attenzione al verificare che l’errore sia stato effettivamente commesso e quindi lo si lasci passare una volta si e una no o, peggio, lo si lasci passare più volte per poi richiamare tutti gli errori commessi in una volta sola.

Ricapitolando, quindi, i punti salienti che un Dom deve tenere d’occhio sono i seguenti:

  1. Essere attenti a riconoscere l’errore prima possibile, in modo da poterlo correggere quando è ancora soltanto una svista e non un comportamento recidivo.
  2. Correggere sempre l’errore quando questo viene identificato.
  3. Seguire l’iter sopra descritto nella gestione del processo che porta dall’errore al perdono
  4. Giudicare l’errore per quello che è e non per quello che gli ricorda.
  5. Investire energie nell’elaborare e mettere in atto misure preventive dell’errore abituale.
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