BDSM tra donne tra fantasia e realtà: LesKinky

Articolo originale inzialmente pubblicato su Legami.org  e ripubblicato per gentile concessione dell’autrice.

Innanzitutto mi presento. 
Legami è un luogo che conosco dalla sua fondazione, così come conosco il mondo bdsm romano italiano da quella che molti “vecchi” chiamano la Prima Repubblica. Ma per tanti motivi da parecchio tempo sono un po’ fuori dai giri pubblici per questo il mio nick ai “gggiovani” probabilmente non dirà nulla.
Sono donna bisessuale dominante poliamorosa, con una lunga storia di militanza in ambito lgbt e bdsm: se guardate il mio profilo troverete la famosa massima anni ’70 “il personale (o il privato) è politico” ed è in una dimensione anche politica e introspettiva che ho sempre vissuto questo aspetto della vita che comunque considero prioritariamente legato alla sessualità, all’erotismo, al piacere, alla relazione.

Il lungo prologo mi serviva per inquadrare il perché di un ritorno sulla scena come organizzatrice del LesKinky, una serata kinky e bdsm per sole donne e il bisogno di scriverne per dare corpo alle riflessioni sul tema delle fantasie e delle pratiche di sessualità non convenzionale tra donne che amano donne.

Perché una donna bisessuale di mezza età – aiuto! – che ha militato per anni nel Movimento LGBT e ancora oggi è attiva nell’associazionismo lgbt, in quello poliamoroso e femminista, decide di coinvolgersi attivamente nell’organizzazione di una serata legata alla cultura e pratica della sessualità kinky e più precisamente bdsm rivolta esplicitamente a donne che amano e/o fanno sesso (anche) con altre donne?
Per essere precisi la prima serata di questo tipo mai organizzata in Italia e si spera la prima di una lunga serie.

Perché con delle amiche ho pensato che ci fosse bisogno di una serata come questa ?
Perché le specificità e direi le vere e proprie problematiche del kinky/bdsm tra donne attiene essenzialmente a due ambiti oserei dire opposti: la potenza dello sguardo maschile che tutto piega alle proprie fantasie e lo sguardo giudicante di una erronea lettura femminista della sessualità alternativa.

Prima questione:
Il bdsm vissuto a livello eterosessuale prevede la partecipazione delle donne come dominanti o sottomesse in una funzione prevalentemente legata al rapporto con gli uomini: donne che giocano con altre donne esistono certamente e a volte se ne vedono anche nei play party, ma si ha spesso l’impressione che si tratti di una semplice digressione, un di più rispetto allo standard che vuoi o non vuoi alla fine implica necessariamente la presenza di un maschio. Diciamo che l’universo kinky e bdsm tra donne spesso rischia di diventare ciò che nelle fantasie erotiche vanilla – veicolate anche dai porno – è l’erotismo lesbico: una parentesi tra un pene e l’altro. L’ipotesi che esista un mondo di gioco bdsm unicamente al femminile credo che sfugga alla gran parte della comunità ed è buffo perché se si assume che esistono donne che amano altre donne è strano che non si assuma anche che alcune di esse lo fanno attraverso i codici di un rapporto D/S o con una sessualità permeata di feticismi, sadomasochismo e chi più ne ha ne metta.
Di fatto se due o più donne giocano in un play party è esperienza comune a tutte noi che lo sguardo maschile, che sia dominante o sottomesso, è potente e ci ingloba nelle sue fantasie, anche quando non lo vorremmo.

Seconda questione:
Spesso a donne lesbiche o bisessuali impegnate nel Movimento lgbt e/o femminista l’idea stessa che l’amore e/o la sessualità tra donne possa essere permeato da dinamiche di potere, dolore, sottomissione porta immediatamente a galla l’ipotesi che si tratti di “farina di un altro sacco”, che si tratti per l’appunto di “perversioni” mutuate da un immaginario patriarcale e maschilista, nutrito da una pornografia dove la donna non è mai soggetto neanche quando dice di esserlo.
Il senso di colpa che possono provare in questo senso molte donne lesbiche e bisessuali che scoprono e vivono pulsioni non vanilla è difficilmente comprensibile per chi non abita determinati ambienti politici e culturali o anche solo interpersonali: la paura di non avere desideri spontanei e autonomi, ma di essere semplicemente schiave di un patriarcato interiorizzato, di mimare un maschio che abusa di una donna, pur usando l’alibi della con sensualità, è sempre in agguato.

E’ chiaro che entrambi i punti di vista sono fortemente centrati su esperienze settoriali e presentano il limite di non vedere da un lato la specificità dell’amore tra donne e da un altro l’assoluta eterogeneità e “normalità” delle diverse espressioni di tale desiderio.

Perché è un dato di fatto incontrovertibile e comprovabile, se si riesce ad andare aldilà del proprio personale, che le donne amano e desiderano in infiniti modi le altre donne e questi modi possono passare anche attraverso il “gioco” (ma ricordiamoci sempre che i bambini e le bambine giocano assai seriamente…) del feticismo, attraverso l’arte e la costrizione delle corde, passando per la gestione del dolore/piacere, fino ad arrivare alla possibilità della sperimentazione e della pratica del rapporto tra dominazione e sottomissione, tra cura e controllo.
Si tratta di infinite sfumature della sessualità che appartengono alle donne esattamente come agli uomini e che nè rendono le donne che vivono e agiscono questi desideri una caricatura di un maschio maschilista e machista, come non avviene se una donna fuma o indossa i pantaloni, né tantomeno sono un prologo ad un necessario e “naturale” rapporto con il maschio di turno.

La differenza nelle pratiche la fa la consapevolezza di chi le agisce e non certo il fatto che una cosa sia nota come maschile o femminile. 

Personalmente come donna bisessuale politicizzata non ho mai avuto problemi ad accettare il mio desiderio di dominazione e la mia pratica di “gioco” bdsm, non l’ho mai sentito, per esempio, in alcuna contraddizione con la mia militanza ed il mio femminismo.
Ma è per gli altri motivi sopra esposti che anche io donna bisessuale praticante bdsm di fatto ho sempre “giocato” in ambienti pubblici essenzialmente con uomini sottomessi e non con le donne, censurando molto i miei stessi desideri per non rischiare di instaurare una dinamica ad uso e consumo di fantasie maschili che possono anche piacermi quando lo decido io, ma che in certi contesti mi vengono imposte contro la mia volontà anche solo con gli sguardi.
Da sempre gli uomini gay hanno attivato propri luoghi e percorsi di sessualità non convenzionale senza per questo sentirsi meno gay, meno impegnati e non si sono fatti alcun problema a tenere lo sguardo e le pratiche femminili al di fuori di questi spazi. 
E quindi era ora che esistesse un luogo ed un’occasione dove questi desideri e queste pratiche possano avere uno spazio sicuro: dove non si possa venire giudicate come donne lesbiche o bisessuali che usano strumenti del patriarcato, dove non si rischi di agire fantasie non proprie, ma di un immaginario maschile, dove non esista una gerarchia tra donne lesbiche, bisessuali o semplicemente curiose di sperimentare una parte dei proprio desideri, dove anche donne non nate tali, ma che si riconoscono e vivono come tali e desiderano e “giocano” con altre donne possano trovare uno spazio non discriminante. 

Altra questione complessa è chi sono poi le “donne” e su questo dovrò scrivere un altro articolo perché nell’organizzare questo evento , proprio a testimonianza concreta dell’assenza di predefiniti codici e standard in questo tipo di target, ci siamo trovate a scoprire come sia complesso stabilire il paletto di questa definizione, quanto il desiderio di inclusività si scontri con il rischio dell’ingerenza maschile anche nascosta sotto una gonna…ma ne parliamo in un altro momento.

MissDebbieRm

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