Ripreso da Lucignolo a festa sadomaso: Italia 1 condannata per lesione dell’immagine e della privacy

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Riporto la notizia che ho letto stamattina (in effetti è di qualche giorno fa) e che fa capire che nemmeno i grandi colossi della televisione hanno il diritto di violare la privacy durante una festa BDSM.

Ecco l’articolo come riportato su http://www.e-grapes.com/?p=728 (ho volutamente omesso alcuni dettagli come le iniziali e l’età della persona coinvolta).

Italia 1 (R.T.I.) è stata condannata per lesione dell’immagine e della privacy ai danni di un uomo di Legnano, che per comodità chiameremo con un nome fittizio, Mario. Nella notte fra il 18 e il 19 maggio 2006, Mario si trovava ad una festa fetish/sadomaso nel torinese, quando le telecamere di Lucignolo, hanno fatto il loro ingresso nel locale riprendendo ed intervistando i partecipanti all’evento – fra i quali Mario – per uno speciale di costume sulla sottocultura BDSM. Fino a questo punto nulla di nuovo, senonché la redazione di Lucignolo ha scelto di mandare in onda lo speciale omettendo di oscurare il volto di Marioripreso a sua insaputa durante lo svolgimento di pratiche sessuali di tipo sadomaso – così lasciandolo esposto al pubblico ludibrio, data particolarità delle sue inclinazioni e la delicatezza dell’argomento. Mario è stato riconosciuto anche dalla allora di lui fidanzata, la quale, probabilmente offesa dagli svaghi extra-sentimentali del suo compagno, lo ha abbandonato.

“I Giudici hanno riaffermato in linea generale l’intangibilità del diritto alla privacy anche con riguardo alla propria immagine, definendone i rapporti col diritto di cronaca il cui esercizio non può prescindere dall’essenzialità dell’informazione” commenta l’avvocato Stefano Gallandt dello Studio Legale Paolini-Gallandt&Partners di Milano (già difensore di numerose cause legate al mondo dello spettacolo) “il diritto di cronaca può prevalere sul diritto alla riservatezza solo ove sussistano oltre ai tre storici requisiti dell’interesse pubblico, della verità dei fatti narrati e della corrrettezza espressiva, anche quello dell’essenzialità dell’informazione. Non era essenziale per il telespettatore osservare il volto di Mario, che quindi avrebbe potuto e dovuto essere offuscato

In pratica R.T.I. è stata condannata perchè non ha offuscato il volto del tipo intervistato, anche se il tipo era, ovviamente, ben consapevole che stava rilasciando un’intervista. Sembra quasi una contraddizione, vero? Ma come? Tu accetti spontaneamente di rilasciare un’intervista durante una festa BDSM e poi ti lamenti se ti mandano in onda a viso scoperto? Evidentemente per i giudici il fatto di accettare di parlare di un tema delicato come la propria sessualità, non dà diritto alla redazione di poter mandare in onda qualsiasi cosa senza proteggere/tutelare la privacy di quella stessa persona. Credo che il grosso problema sia stato quello di riprendere il tizio a sua insaputa e quindi la gente ha fatto 2+2.
Probabilmente sarebbe stato diverso se il viso fosse stato oscurato o se fosse stata mandata in onda solo la parte con la sua intervista, senza ulteriori immagini in cui si vedeva il tipo in azione, ma su questa ipotesi alternativa lascio ampio spazio agli addetti ai lavori.

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C’è da chiedersi perchè i gestori ed organizzatori mettano a rischio così impunemente la privacy delle persone che partecipano alle loro feste, pur di avere i loro 15 minuti di notorietà?

Che questo possa servire di monito a chi ha fatto cazzate nelle feste BDSM in passato (gli episodi del genere sono tanti e pià o meno gravi e sono sparpagliati un po’ ovunque lungo lo Stivale, l’ultimo dei quali in ordine cronologico si è verificato a giugno scorso in una festa romana quando gli organizzatori -in barba alle regole della serata- hanno permesso a 3 persone di fare fotografie nell’area dungeon, foto che poi sono inevitabilmente finite sul web con i visi scoperti di tutte le persone riprese) e  come sprone a prendere seriamente in considerazione la tutela della privacy durante questo genere di eventi, poichè fotografi, fotoamatori sono proprio i primi che rischiano di rimetterci soldi e reputazione. Dovrebbe succedere lo stesso anche per chi autorizza, permette o favorisce che qualcuno faccia riprese o foto nelle aree di gioco.