Omicidio colposo e condanna a Soter Mulè per morte durante pratica bondage

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Ieri è arrivata la tanto attesa (dalla comunità BDSM italiana e straniera) sentenza relativa al caso di Soter Mulè e Paola Caputo. Già prima di questo incidente io non riuscivo a chiamare il bondage “arte” o “gioco”: c’è ben poco di artistico o di giocoso nella morte di una persona e nella vita distrutta di altre due. Il Giudice dell’udienza preliminare (gup) di Roma al termine di un processo svolto con rito abbreviato (la difesa voleva “contenere i danni” visto che era palese la colpevolezza e quindi ha richiesto il rito abbreviato che prevede la riduzione secca di un terzo dell’eventuale pena), ha derubricato l’accusa da omicidio preterintenzionale a soteromicidio colposo (soprattutto perchè le ragazze erano pienamente consapevoli e consenzienti a partecipare a quella scena di bondage) con l’aggravante della previsione dell’evento. In pratica, non si voleva far male a nessuno, ma si poteva (io direi anche “si doveva!”) prevedere che quella situazione avrebbe potuto portare a delle conseguenze gravi. La Procura invece portava avanti la tesi secondo cui il contesto fosse stato in qualche modo illecito, altrimenti non ci sarebbe stato bisogno di alcun consenso e non sarebbe giustificabile la presenza di strumenti per soccorrere i partecipanti al gioco. Ovvio che non posso che sposare la linea della difesa, altrimenti qualunque pratica che richieda un minimo di misure di sicurezza e di consensualità dovrebbe essere considerata illecita. La condanna  inflitta è stata di 4 anni e 8 mesi di reclusione. Ci sono state varie ipotesi basate sulle notizie frammentarie riportate dagli organi di comunicazione, su come si siano svolti i fatti e su come sia stato possibile che il malore di una persona (Paola) abbia causato non solo la sua morte, ma anche il coma dell’altra (Federica). Io stesso ho provato a fare una serie di ipotesi basandomi su quelle notizie e alcune sono state smentite dai diretti interessati, senza che però venisse effettivamente proposta una “versione ufficiale”. Andiamo per ordine. I giornali del tempo, hanno riportato notizie abbastanza vaghe. Si è parlato di tubi sul soffitto, di uno scenario in cui Paola e Federica erano legate tra loro facendo l’una da contrappeso all’altra. Alcuni esempi di queste notizie sono i seguenti:
Roma Today
Corriere della Sera

A lasciarmi spiazzato al tempo dei fatti, furono dichiarazioni dello stesso Soter del tipo “Non ho mai letto o saputo che qualcuno sia morto per una cosa del genere. La cosa, vista con gli occhi della normalità, può apparire estrema. Ma non lo è quando è fatta con tutti i criteri. È il malore di Paola che purtroppo ha cambiato tutto” (link all’articolo che riporta questo passaggio). Va bene tentare di difendersi… ma che una persona che era stato segretario dell’associazione BDSMRoma, che era stato fondatore e partner attivo di una società che organizzava eventi, spettacoli e corsi di bondage chiamata proprio Bondagemanagement, che aveva preso in gestione un pub che organizzava serate rivolte alla comunità BDSM romana e che quindi si poneva come punto di riferimento e guida per tante altre persone, esperte e non, dichiarasse di essere così all’oscuro dei pericoli insiti nel bondage l’ho trovato allora e ancora adesso quasi offensivo. E’ come se un membro del direttivo dell’ACI dicesse “andare a 200 all’ora non è pericoloso, è stata la curva improvvisa che mi ha fatto finire fuori strada”.

Le ipotesi del “contrappeso” tra le due ragazze sono circolate a lungo, così come quelle che fossero tutti ubriachi e/o fatti, per lo meno fino a quando lo stesso Soter ha poi pubblicamente smentito, in un’intervista televisiva, che le due ragazze fossero in sospensione, che vi fossero corde che “fossero rivolte verso l’alto” o che vi fosse una qualche forma di sospensione, ma che vi fosse un “telaio” a cui loro due erano in qualche modo collegate ma che non serviva “a sospenderle” e che doveva servire ad evitare che potessero cadere in caso di perdita di equilibrio; Paola aveva le braccia legate dietro ed entrambe avevano una corda legata in modo non stretto intorno al collo con un nodo non scorsoio (minuto 44.20 e succ). Non è chiaro se fosse la stessa corda o due corde diverse. Nella stessa occasione, Soter ha ammesso di non avere con sè un paio di forbici. Le analisi tossicologiche hanno poi confermato che nè Paola nè Federica fossero sotto l’effetto di alcool o stupefacenti, il che non vuol dire che non avessero bevuto durante la serata… semplicemente che poi la bevuta avevano avuto modo di smaltirla prima delle 5 di mattina (minuto 43.20). Non viene riportato se anche le analisi di Soter fossero effettivamente negative.

Non ha però chiarito come effettivamente fossero legate le due ragazze , se non dicendo che Federica aveva un piede leggermente sollevato, mentre Paola aveva comunque tutti e due i piedi bene a terra. Secondo la ricostruzione di Soter, l’accasciarsi improvviso di Paola ha spostato di “tanto così” (quindi solo di poco) la corda che passava attorno al collo di Federica, il che vuol dire che il margine di sicurezza “reale” di quella situazione era molto minore di quanto percepito. Mi aveva stupito la sorpresa stessa che Soter aveva dimostrato nell’intervista, come a dire “ma chi poteva pensare che se si spostava di tanto così, quella corda andava a strangolare anche Federica?”.

Ancora oggi non so dire con esattezza come passassero le corde (spero che gli atti processuali e le motivazioni della sentenza possano far luce anche su questi elementi in futuro), ma l’esperienza mi porta sempre a cercare di “guardare due mosse avanti” per capire quello che effettivamente può succedere se uno dei punti di sospensione. Di errori quella notte ne sono stati fatti molti e la somma di questi errori, di queste sviste, di queste leggerezze ha fatto sì che il verificarsi di un “imprevisto” ha creato una situazione ingestibile. Badate bene… chiunque, al posto di Soter, nella stessa situazione e avendo commesso quelle imprudenze, non sarebbe stato in grado di fare nulla di diverso. A lui va se non altro il merito di aver chiamato immediatamente i soccorsi e di essere comunque riuscito a salvare la vita ad almeno una di loro.

Inutile pensare che se fosse stato più alto e muscoloso avrebbe potuto sostenere il peso di Paola ed evitare che si accasciasse, serrando quella corda intorno al suo collo. Un corpo di 100kg di una persona che perde conoscenza è una massa ingestibile. Chi pensa diversamente è una persona che si fa delle illusioni sulle sue capacità e che rischia, a sua volta, di sottovalutare potenziali rischi. La sicurezza, nel bondage, è fatta per almeno l’80% di prevenzione e solo per un 20% di capacità e preparazione nella gestione delle emergenze che possono verificarsi. La forza fisica da sola, non serve a granchè.

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Alla  luce di questi fatti a me viene da fare alcune considerazioni generali. Lo scopo è quello di imparare quanto più possibile da questa tragedia, che conferma un detto che ho fatto mio già da molti anni “Safety rules are written in blood” (Le misure di sicurezza sono scritte  con il sangue). In pratica, fino a quando non succede davvero qualcosa di grave, si tende a sottovalutare la possibilità che quella eventualità si verifichi davvero.

  • Non è necessario essere ubriachi o fumati perchè si possa verificare un incidente mortale, quindi mettete sempre in atto gli opportuni protocolli di sicurezza
  • Legare una persona molto pesante, per di più senza che vi siano altre persone in grado di dare assistenza in caso di emergenza, comporta un aumento del rischio
  • Legare contemporaneamente due persone molto pesanti, per di più senza che vi siano altre persone in grado di dare assistenza in caso di emergenza, comporta un notevole aumento del rischio
  • Legare due persone senza utilizzare una corda di sostegno ben salda e assicurata in modo da garantire un sostegno senza provocare spostamenti alla struttura della legatura stessa è un aumento del rischio
  • Passare delle corde intorno al collo che siano in qualche modo vincolate a qualcos’altro è un aumento notevole del rischio
  • Basta un piccolo spostamento della geometria delle corde perchè una corda attorno al collo, anche se non fissata con un nodo scorsoio, provochi dei danni gravissimi
  • Non avere con sè uno strumento adatto per tagliare le corde (gli unici consigliabili sono forbici di sicurezza o rescue hook, con una decisa preferenza per il primo) comporta, indipendentemente da chi si stia legando e dalle capacità tecniche del rigger, un aumento enorme del rischio

Una cosa è certa: non vi è sentenza abbastanza dura che possa riportare tra noi Paola o che possa lenire il senso di colpa di Soter. Questo episodio, per la rilevanza mediatica che ha avuto, è stato, per la comunità BDSM italiana e, in parte, anche per quella internazionale, il “nostro” 11 settembre (e pure come date, ci siamo quasi…). Nulla potrà mai tornare ad essere come prima e mai si potrà cancellarne la memoria. La vicenda legale si è conclusa con una sentenza di condanna che appare equa. Ma la sentenza da sola non serve a tutti gli altri che continuano a fare bondage. Sta a noi, che continuiamo a praticarlo, imparare e mettere a frutto la durissima lezione che abbiamo subito. Io per primo, tramite Alcova, ho iniziato una campagna di promozione della sicurezza nel bondage distribuendo gratuitamente centinaia di forbici di sicurezza ed uso questo tragico episodio nei miei corsi (e così fanno altri istruttori di bondage in giro per il mondo) per far capire quanto si possa rischiare di sottovalutare i rischi potenziali di una scena di bondage. Io per primo, ho aumentato i miei sforzi ed il mio impegno per migliorare le mie capacità tecniche e per mettere a disposizione le  mie conoscenze a quanta più gente possibile e fin da subito ho voluto attivarmi, insieme ad altri, per dare una visione del bondage e dello shibari più equilibrata e corretta.

Conservo ancora, come un monito, il biglietto di auguri che proprio Soter, alcuni giorni prima della tragedia, mi aveva fatto trovare in momdo del tutto inaspettato insieme ad una bottiglia di prosecco come segno di buon augurio per la inaugurazione della mia Scuola di Bondage. Un segno di distensione che mi aveva molto colpito e che avevo apprezzato, viste e considerate le precedenti dure discussioni avute all’interno dell’Associazione BDSMRoma.

Quel biglietto è sottile come la linea che separa la sicurezza dall’errore, la fiducia in sè stessi dalla sconsideratezza.

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