Chi si avvicina al mondo BDSM sente spesso parlare di subspace in termini quasi mitologici. Sembra quasi che se non si raggiunga questo stato di estasi e di sublime abbandono non si stia davvero facendo BDSM. Non è raro vedere sui social network foto platinate che raffigurano donne o uomini con un’espressione beata e felici di essere sottoposti alle più intense sessioni.
Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e anche il subspace ha degli aspetti che vengono spesso taciuti e che dovrebbero invece essere affrontati e portati allo scoperto. E’ importante, infatti, poter valutare qualsiasi condizione di gioco in tutte le sue variabili e non solo in quelle che ci fanno comodo.
Avete mai pensato a cosa significhi il subspace, per esempio, in termini di sicurezza?
Ma prima di tutto… sapete che cos’è davvero il subspace?

Il subspace è tutta colpa delle endorfine

Il subspace è uno stato mentale risultante da una massiccia dose di endorfine  che sono sostanze prodotte dal cervello. A cosa servono, vi chiederete? Beh, si tratta di una serie di neurotrasmettitori che vengono chiamati in causa nelle situazioni di emergenza o pericolo, così come avviene per la più conosciuta adrenalina. Nello specifico le endorfine hanno una funzione analgesica e fisiologica molto simile a quelle della morfina e dell’oppio. In pratica servono ad attutire la sensazione di dolore che si sta provando, ma vengono prodotte anche a seguito di sforzi o attività fisiche prolungate (molti atleti hanno grande familiarità con questo genere di sensazioni).
Come anche numerosi alcaloidi di derivazione morfinica, le endorfine sono in grado di procurare uno stato di euforia o di sonnolenza, più o meno intenso a seconda della quantità rilasciata. Questi stessi effetti si possono riscontrare durante l’orgasmo, da cui deriva la tipica condizione fisica ad esso correlata.
Fin qui non possiamo che parlar bene delle endorfine. Ci aiutano a sopportare gli sforzi, ci alleviano il dolore in caso di un trauma e, soprattutto, ci fanno sentire felici e beati dopo un orgasmo e, in ambito BDSM, sono quelle che portano una persona a scivolare più o meno lentamente in uno stato di beatitudine che chiamiamo appunto subspace.
Perchè quindi dovremmo avere paura del subspace?

Il subspace ed i rischi ad esso collegati

subspaceCome abbiamo visto, il subspace comporta una perdita di lucidità causata dal rilascio di endorfine e, di conseguenza, giocare con una persona in subspace pone una serie di questioni non chiare.
Prima di tutto: una persona in subspace è una persona in grado di dare il suo consenso?
Certo, il subspace è una parola che è diventata molto comune in ambito BDSM e ne sono state tessute lodi per anni e anni, quindi è difficile pensare che possa esserci qualcosa di male a giocare con una persona in subspace. Proviamo però a guardare le cose da un’altra angolazione. Il subspace è una perdita di lucidità provocata dalle endorfine, giusto? Vi vengono in mente altre sostanze in grado di provocare una perdita di lucidità e uno stato di sonnolenza, se non addirittura di semi-incoscienza? Provate a pensare a due delle più comuni, alcool e droghe, e ponetevi nuovamente la stessa domanda: giochereste a cuor leggero con una persona intossicata dall’alcool o da qualche droga? 
Potete obiettare che quelle sono sostanze estranee al corpo, che sono vietate o addirittura illegali. Resta il fatto che gli effetti che producono sono, in molti casi, analoghi a quelli delle endorfine.
Perchè allora si ritiene non valido il consenso di una persona ubriaca o sotto l’effetto di stupefacenti, ma si ritiene valido il consenso di una persona in subspace?
Le ragioni per cui si fa questo sono varie ed includono il desiderio di non negare al partner quella forma di piacere (pensate al fare sesso senza poter avere un orgasmo) o, più semplicemente, perchè se una cosa non è esplicitamente vietata è “automaticamente” giusta.
Sbagliato.
Il fatto che le endorfine siano prodotte dall’organismo umano e quindi non siano messe al bando o fuorilegge, non le rende meno capaci di ledere la nostra capacità di valutazione e la nostra lucidità quando siamo in subspace.

Il subspace e la cultura del consenso

Stabilire a posteriori se si è dato o meno il proprio consenso ad un’attività è una cosa estremamente complessa. La giurisprudenza ha spesso dibattuto su questi temi. Negli ultimi anni si è fatta sempre più largo la “cultura del consenso“, ovvero un modo di affrontare la sessualità che non si basa più sulla “presunzione” del consenso. In pratica, non basta che una persona non dica esplicitamente “NO”, perchè si possa dare per scontato che pensi “SI”. E’ un tipo di cultura che credo vada sostenuta e vada incoraggiata (anzi… andrebbe addirittura insegnata a scuola, ma questo è un altro tema). D’altronde ne avevo già parlato in un precedente articolo.
Ecco perchè mi sento di suggerire un comportamento molto semplice e lineare, quando la persona con cui stiamo giocando entra in subspace.
Se il partner entra in subspace, il consiglio è di interrompere o, quanto meno, sospendere la pratica, poichè continuando o -peggio ancora- intensificando il gioco, non solo si potrebbero superare dei limiti o incorrere in incidenti senza che il partner possa avvisarci di problemi o difficoltà, ma anche semplicemente si potrebbe violare il consenso, in quanto il partner non è in grado di valutare quello che di nuovo gli viene fatto. Quindi se la vostra partner va in subspace mentre state usando il flogger, non dovete passare alla frusta (aumento dell’intensità della pratica) ma non dovete nemmeno pensare di usare gli aghi (che possono essere meno dolorosi di un flogger o di una frusta, ma sono un tipo di pratica diverso a cui la persona in subspace non può dare, in quel momento, il proprio consenso), nè pensare di farci sesso (e per sesso non si intende solo la penetrazione pene-vagina, ma anche la penetrazione con dita, mani, oggetti).
Lasciate che si riprenda dal subspace, lasciate che torni lentamente in sè e solo dopo potrete pensare di ottenere un nuovo valido consenso riprendere, aumentare o cambiare tipo di gioco.
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