Ciò che Shamu mi ha insegnato sul matrimonio felice

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husband_trainingMentre lavo i piatti nel lavandino della cucina, mio marito cammina avanti e indietro irritato dietro di me. ‘’Hai visto le mie chiavi?’’ ringhia lui, poi emette un grande sospiro e cammina con passo pesante dalla stanza con il nostro cane, Dixie alle calcagna, preoccupata per il turbamento del suo essere umano preferito.

In passato sarei stata proprio dietro Dixie. Avrei chiuso il rubinetto e  mi sarei unita alla caccia confortando mio marito con banalità come, ‘’Non ti preoccupare, salteranno fuori’’. Ma quello lo rendeva solo più arrabbiato, e un semplice caso di chiavi scomparse sarebbe presto diventato un dramma tormentato da angoscia con protagonisti noi due e il nostro povero cane agitato.

Ora, mi concentro sul piatto bagnato nelle mie mani. Non mi giro. Non dico una parola. Sto usando una tecnica che ho imparato da un addestratore di delfini.

Amo mio marito. Lui è colto, avventuroso e fa una divertentissima versione dell’accento del nord Vermont che mi fa ancora morire dal ridere dopo 12 anni di matrimonio.

Ma lui tende anche ad essere distratto, e spesso è lento e lunatico. Mi gironzola intorno nella cucina chiedendo se ho letto questo o quel pezzo nel The New Yorker quando sto cercando di concentrarmi sui tegami che cuociono a fuoco lento. Lascia mucchi di fazzoletti sulla sua scia. Soffre di seri attacchi di sordità coniugale ma non manca mai di sentirmi quando borbotto con me stessa nell’altro lato della casa. ‘’Cos’hai detto?’’ griderebbe lui.

Questi fastidi minori non sono causa di separazione o divorzio, ma sommandoli iniziano ad affievolire il mio amore per Scott. Volevo – avevo bisogno – di spingerlo un po’ più vicino alla perfezione, di renderlo un compagno che potesse infastidirmi un po’ meno, che non mi facesse aspettare ai ristoranti, un compagno che fosse più facile da amare.

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Così, come molte mogli prima di me, ho ignorato una montagna di libri con consigli e ho incominciato a migliorarlo. Asfissiandolo, ovviamente, il che ha reso il suo comportamento solo peggiore: guidava più velocemente anziché più lentamente; si radeva meno frequentemente, non si radeva più; e lasciava i suoi abiti puzzolenti da bicicletta sul pavimento della camera più a lungo che mai.

Siamo andati da un consulente per ammorbidire gli spigoli del nostro matrimonio. Lei non capiva cosa ci facessimo lì e ci complimentava ripetutamente su quanto bene noi comunicassimo. Ci ho rinunciato. Immagino che avesse ragione – la nostra unione era meglio della maggior parte – e mi sono rassegnata ad attimi di risentimento e a sarcasmo occasionale.

Poi successe qualcosa di magico. Per un libro che stavo scrivendo circa una scuola per addestratori di animali esotici, ho iniziato a viaggiare da Maine a California, dove ho passato i miei giorni a guardare gli studenti fare quello che sembrerebbe impossibile: insegnare alle iene a fare le piroette a comando, ai puma a offrire le loro zampe per farsi tagliare le unghie, e ai babbuini ad andare con lo skateboard.

Ho ascoltato, incantata, addestratori professionisti spiegare come insegnavano ai delfini a saltare e agli elefanti a dipingere. Alla fine mi è venuto in mente che le stesse tecniche potessero funzionare su quella specie testarda ma adorabile, il marito americano.

La lezione fondamentale che ho appreso da addestratori di animali esotici è che dovrei premiare comportamenti che apprezzo e ignorare quelli che non mi piacciono. Dopo tutto, non si riesce a far sì che un leone marino mantenga in equilibrio una palla sulla punta del naso assillandolo. La stessa cosa vale per il marito americano.

Tornata nel Maine, ho iniziato a ringraziare Scott quando metteva una camicia sporca nel cesto per la biancheria. Se ne metteva due, gli davo un bacio. Contemporaneamente, avrei oltrepassato ogni indumento sporco sul pavimento senza nessuna parola pungente, tuttavia a volte li ho calciati sotto al letto. Ma dal momento in cui ha iniziato a godersi il mio apprezzamento, i mucchi diventavano più piccoli.

Stavo usando quelle che gli addestratori chiamano ‘’approssimazioni’’, premiando i piccoli passi verso l’imparare un nuovo comportamento. Non ci si può aspettare che un babbuino impari a saltare a comando in una sessione, così come non ci si può aspettare che un marito americano inizi regolarmente a raccogliere i suoi calzini sporchi esprimendo ammirazione una sola volta per aver raccolto un singolo calzino. Con il babbuino si inizia premiando prima un saltello, poi un salto più grande, e poi un salto ancora più grande. Con Scott il marito, io ho iniziato ad ammirare ogni piccolo gesto ogni volta: se guidava solo un miglio all’ora più lentamente, mettesse un paio di pantaloncini nel cesto della biancheria o se era in orario per una qualsiasi cosa.

Ho anche iniziato ad analizzare mio marito nello stesso modo in cui un addestratore considera un animale esotico. Gli addestratori saggi imparano tutto quello che si può imparare su una specie, dall’anatomia alle strutture sociali, per capire come questa pensa, cosa ama e non ama, cosa le riesce facile e cosa no. Per esempio, un elefante è un animale da branco, quindi risponde ad una gerarchia. Non sa saltare, ma può stare sulla sua testa. È vegetariano.

L’animale esotico conosciuto come Scott è solitario, ma un maschio alfa. Quindi, la gerarchia conta, ma essere in un gruppo non è poi così importante. Ha l’equilibrio di un ginnasta, ma si muove lentamente, specialmente quando si veste. Sciare gli viene naturale, ma essere puntuale no. Lui è un onnivoro ed è ciò che un addestratore chiamerebbe “un soggetto motivato dal cibo”.

Una volta iniziato a pensare in questo modo, non riuscivo più a smettere. Alla scuola in California, scarabocchiavo appunti su come far camminare un emù o su come insegnare ad un lupo ad accettarmi come membro del branco, pensavo ‘’non vedo l’ora di provare questo su Scott’’.

Ad un’uscita sul campo con gli studenti, ho sentito un addestratore professionista descrivere come avesse insegnato a delle gru africane a smetterla di atterrare sulla sua testa e sulle sue spalle. Lui ci è riuscito addestrando gli uccelli affinché atterrassero sui tappetini sul suolo. Questo, ha spiegato, è ciò che si chiama ‘’comportamento incompatibile’’, un concetto semplice ma brillante.

Invece di insegnare alle gru a smettere di atterrare su di lui, l’addestratore ha fatto imparare agli uccelli qualcos’altro, un comportamento che renderebbe il comportamento sgradito impossibile. Gli uccelli non potevano posarsi contemporaneamente sui tappetini e sulla sua testa.

A casa, ho trovato dei comportamenti incompatibili che impedissero a Scott di estenuarmi mentre cucinavo. Per indurlo a stare lontano dai fornelli, ho ammucchiato del prezzemolo così che potesse tagliarlo o del formaggio da grattugiare dall’altro lato dell’isola della cucina. Oppure ho esposto una ciotola di patatine e salsa dall’altra parte della stanza. Ho raggiunto il mio obiettivo in fretta: Scott non gironzolava più attorno a me mentre cucinavo.

Ho seguito gli studenti al Sea World di San Diego, dove un addestratore di delfini mi ha fatto conoscere la Sindrome del Rinforzo Minimo (L. R. S.). Quando un delfino  fa qualcosa di sbagliato, l’addestratore non risponde in alcun modo. Sta immobile per alcuni battute, attento a non guardare il delfino e poi torna al lavoro. L’idea è che qualsiasi risposta, positiva o negativa, alimenta un comportamento. Se un comportamento non provoca risposte, generalmente va scemando.

Al margine dei miei appunti ho scritto, ‘’Da provare su Scott!’’

È stata solo una questione di tempo prima che lui fosse ancora impetuosamente in giro per la casa a cercare le sue chiavi, a quel punto non ho detto niente e ho continuato a fare ciò che stavo facendo. È servita molta disciplina per mantenermi calma, ma i risultati sono stati immediati e sorprendenti. Il suo carattere si è fatto molto più timido del suo solito tono e poi è declinato come una veloce tempesta. Mi sono sentita come se gli dovessi lanciare un pesce come premio.

Ora lo fa di nuovo. Lo sento colpire la porta dell’armadio per chiuderla, trafficare con dei fogli su una cassapanca nell’ingresso frontale e salire le scale sbattendo i piedi. Resto immobile al lavandino. Poi, ovviamente, tutto si tranquillizza. Un momento dopo, entra in cucina, chiavi in mano e con calma dice, ‘’le ho trovate’’.

Senza girarmi, dico, ‘’fantastico, ci vediamo dopo’’.

E va via, come un cucciolo molto più calmo.

Dopo due anni di addestramento di animali esotici, il mio matrimonio è più sereno, mio marito è molto più facile da amare. Ero solita prendere i suoi difetti personalmente; i suoi vestiti sporchi sul pavimento erano un affronto, un simbolo di come a lui non importasse abbastanza di me. Ma pensare a mio marito come a una specie esotica mi dà la distanza di cui avevo bisogno per considerare le nostre diversità più obiettivamente.

Ho adottato il motto degli addestratori: ‘’non è mai colpa degli animali’’. Quando i miei tentativi di addestramento fallivano, non ho mai incolpato Scott. Al contrario, ho cercato di trovare nuove strategie, ho pensato a più comportamenti incompatibili e usato approssimazioni più piccole. Ho analizzato i miei stessi comportamenti, considerato come le mie azioni potessero inavvertitamente scatenare le sue. Ho inoltre accettato che alcuno atteggiamenti erano troppo radicati, troppo istintivi per essere disimparati. Non si può fermare un tasso dallo scavare, e non si può fermare mio marito dal perdere i suo portafoglio e le chiavi.

I professionisti parlano di animali che capiscono l’addestramento così bene che alla fino loro stessi lo usano contro l’addestratore. Il mio animale ha fatto lo stesso. Quando le tecniche di addestramento funzionavano così meravigliosamente, non ho saputo resistere al dire a mio marito quello che stavo facendo. Non era offeso, solo divertito. Mentre io spiegavo le tecniche e la terminologia, lui le assimilava. Molto più di quanto realizzassi.

Lo scorso autunno, a mezza età, ho saputo di aver bisogno di un apparecchio ortodontico. Non è stato molto umiliante, ma doloroso. Per settimane le mie gengive, i denti, la mandibola e il seno carotideo hanno pulsato. Mi sono lamentata frequentemente e a voce alta. Scott mi ha assicurato che mi sarei abituata a tutto il metallo nella mia bocca. Non l’ho fatto.

Una mattina, mentre mi lanciavo in un’altra invettiva circa quanto fossi a disagio, Scott mi ha guardata con perplessità. Non ha detto una parola o riconosciuto i miei lamenti in nessun modo, nemmeno con un cenno del capo.

Ho esaurito velocemente le forze e ho iniziato ad allontanarmi. Poi ho compreso cosa stesse succedendo, e io mi sono girata e ho chiesto, ‘’stai usando L. R. S. con me?’’ silenzio. ‘’Lo stai facendo, vero?’’

Alla fine ha sorriso, ma questa L. R. S. era già servita allo scopo. Lui ha iniziato ad addestrare me, la moglie americana.

Articolo originale a cura di AMY SUTHERLAND
http://www.nytimes.com/2006/06/25/fashion/25love.html?pagewanted=all&_r=0