Campagna sulla sicurezza nel bondage: mai così importante!

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Campagana per la sicurezza promossa da Alcova

La campagna sulla sicurezza nel bondage che abbiamo lanciato all’inizio del 2012 continua, riscuotendo un grande interesse sia tra chi lo pratica, sia tra chi, incuriosito dal vedere una montagna di forbici in bella mostra, ha l’occasione di chiedere e imparare qualcosa in più sul bondage e come affrontarlo con la dovuta attenzione alla sicurezza.

Campagana per la sicurezza promossa da Alcova

Ma c’è ancora tanto da fare per spiegare e far comprendere all’opinione pubblica cos’è il bondage e come questo non sia direttamente da mettere in correlazione con il breath play. Andiamo per gradi. Il bondage è la pratica di immobilizzare un’altra persona (adulta e consenziente, ma questo è ovvio, trattandosi di una pratica BDSM), mediante l’uso di strumenti meccanici di vario tipo, dal foulard di seta alle corde, dalle manette con peluche alle catene.In questa pratica non è previsto nè il soffocamento nè lo strangolamento. Esistono testi, corsi e persino Scuole di Bondage (solo a Roma ce ne sono due) in cui poter imparare le tecniche corrette per  minimizzare i rischi connessi a questa pratica. Lo scopo del rope bondage è di creare un momento di grande intimità e contatto fisico, dove la legatura, impedendo i movimenti, tende ad acuire altre sensazioni e a dare una diversa percezione del proprio corpo. Le corde possono essere talvolta impegnative dal punto di vista fisico o addirittura dolorose, ma è sempre un dolore o uno stress fisico che risulta piacevole, perchè mediato da tutto il contesto in cui la legatura avviene. C’è contatto fisico, c’è cura, c’è attenzione, c’è una componente estetica ed una erotica, c’è amore. Anche il bondage e il rope bondage possono avere dei rischi, ma sono legati più che altro alla compressione dei nervi del braccio (soprattutto il radiale), alle abrasioni o alle emorragie petecchiali dovute alle corde o, nei casi più seri, alle cadute durante le sospensioni (cosa che è per esempio successa al sottoscritto e di cui ho parlato in un altro articolo di questo blog. Che io sappia non ci sono stati incidenti mortali dovuti unicamente al bondage. Il breath play è un discorso diverso. E’ una pratica che ha come scopo dichiarato quello di provocare una ipossia (mancanza di ossigeno) al cervello mediante soffocamento o strangolamento ed è universalmente riconosciuta, nell’ambito della sessualità alternativa ed -ahimè- anche della cronaca nera, come estremamente pericolosa, proprio perchè chi la pratica cerca di arrivare molto vicino allo svenimento. Il problema è che la linea di non ritorno non è posizionata in maniera certa e non è la stessa da persona a persona e nemmeno, riguardo la stessa persona, da momento a momento.I pericoli di questa pratica sono alti sia perchè non sono percepibili in anticipo, sia perchè le conseguenze del verificarsi di un problema o del superare il limite, possono essere fatali. Per citare Jay Wiseman, che ha scritto un interessante saggio su questa pratica e i suoi rischi, è come chiedersi “Fino a che punto posso stringere un bullone? Fino a un po’ prima che si spezzi.” Il concetto è che il breath play, quando si cerca di arrivare a provocare quello stato di euforia ed ebbrezza dato dalla mancanza di ossigeno, è inevitabilmente pericoloso. E anche fatto senza arrivare a tal punto ha sempre un potenziale rischio mortale. I media fanno ancora molta confusione tra bondage e breath play. Le due pratiche possono sommarsi e questo non fa che aumentare i rischi del breath play. Avere le mani legate non è una situazione mortale. Averle mentre si ha un sacchetto di plastica sulla testa pensando di riuscire a liberarsi in tempo, si. In questo caso la legatura (con le corde, con un paio di manette di peluche o altro) non è il pericolo. Pensare o, peggio, affermare che la colpa dell’eventuale tragedia sia stata delle corde con cui sono stati legati i polsi è un errore che i media e l’uomo della strada fanno troppo spesso. Lo dico ancora una volta: bondage e breath play non sono pratiche simili. Nè assimilabili. E dirò di più: le misure di sicurezza applicate nel bondage, possono risultare utili anche in altre situazioni, incluso il breath play. Avere con sè un paio di forbici di sicurezza, come fa chi pratica bondage in modo coscienzioso, è una tutela in più che può rivelarsi utilissima in caso di emergenza grave. Non voglio assolutamente dire che basta avere con sè un paio di forbici per poter pensare di fare bondage o breath play in modo sicuro al 100%. Nulla di ciò che facciamo quotidianamente può essere considerato sicuro al 100%. Ecco perchè ho deciso di creare una campagna di sensibilizzazione sui temi della sicurezza. Distribuire gratuitamente a chi ne fa richiesta alcune centinaia di forbici di sicurezza, significa spingere le persone a riflettere sul fatto che bisogna avere una checklist mentale di cose da controllare prima, durante e dopo qualsiasi pratica di bondage. Le forbici sono il pretesto, qualcosa di volutamente piccolo e pratico da portare con sè, proprio per non aveere più nessuna scusa mentale per non poterlo fare. Niente più “non so dove metterle in borsa” o “non mi ci stanno in tasca”. Niente più alibi. Niente più scuse. La sicurezza è un impegno per tutti.Ed è un impegno che non ha prezzo.

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